lunedì 22 dicembre 2008

Raccontami...

"Ciò che ho scritto di noi è tutta verità/ è la tua grazia/ cesta colma di frutti rovesciata sull'erba/ è la tua assenza/ quando divento l'ultima luce all'ultimo angolo della via/ è la mia gelosia/ quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati/ è la mia felicità/ fiume soleggiato che irrompe sulle dighe" N. Hikmet



Il mio... regalo di natale per Lo..

Ho cominciato a scrivere un blog, ma non di cucina. Il mio primo blog, il primogenito, è un piccolo blog di poesie. Così nasco, così ha cominciato uscire nell'inchiostro prima, nello schermo poi quel che mi sta dentro.
Le poesie di quel blog non sono nuove, sono "antiche". Nel senso che appartengono a un tempo che era prima. Prima, quando non ero moglie, non ero madre, ma solo giovane donna innamorata, del mio ragazzo, dell'amore, della vita, delle cose.che sono in terra e in cielo e in ogni dove... Prima, quando il mio tempo era mio e si dilatava e si restringeva secondo tempi che appartenevano alla mia anima. Poteva nascere di notte, e passare giorni a mutare, a limarsi, a rendersi più essenziale, quel mio pensiero che poi si fermava lì in quelle parole. E che sono state trascritte lì, in quel blog, perchè non fossero perle in uno scrigno segreto, un tesoro perduto. Ma diventassero un tesoro per coloro che approdano sulla mia piccola isola.

Poi il tempo passa, e i grandi pensieri e sentimenti prendono anima e corpo, diventano sposi e figli. Che puoi amare di un amore immenso che non si può neppure scrivere, ma che non puoi nutrire solo di parole.
Il quotidiano si dilata nel tempo, occupando lo spazio e faticando a trasformarsi in parole così ponderate, curate, limate, fino ad essere l'essenza dell'anima.
Il quotidiano che è fatto di casa e cibo...

Allora la casa e il cibo diventano il modo di parlare di te. Così il blog di poesia si riposa in attesa di sporadici sprazzi di "tempo poetico" e si apre un blog che parli di cibo e dell'amore che dietro quel cibo c'è.
Ogni ricetta è una come poesia, perchè non è fatta e scritta così d'impulso. Se così fosse ,metterei una ricetta - o più al giorno... Invece sono pensieri che si fanno cibo molto ponderati, valutati, adeguati a chi ne deve usufruire. Può essere l'amico a cena, che ama o non ama determinati ingredienti. O quello che ha problemi e che vuoi rendere felice, sazio e soddisfatto senza fargli cibo da mensa ospedaliera. Può essere un marito che mangia tutto - ma proprio tutto - e che vuoi invece gratificare con qualcosa di speciale, anche un giorno che non ha nulla da "celebrare". O delle figlie, che vuoi fare innamorare del bello e del buono e a cui vuoi farlo scoprire anche attraverso dei gesti quotidiani e antichi, come quello di preparare un cibo o di raccontare una favola.

A dire il vero, gran bisogno di farlo poteva sembrare non esserci: in fondo partecipo a un forum, le mie ricette sono lì... Però un forum non è un luogo facile, dove si può tirar fuori quello che si è. É fatto di gente diversa, che si confronta su un argomento pratico. So che vi possono nascere amicizie... ma io sono portata a essere più ponderata e misurata nei rapporti umani sono totalitaria e totalizzante, devono essere a tutto tondo e in un forum ciò avviene relativamente e raramente. Almeno per me...

Così come io non sono un "poeta" di piazza, che declama i suoi versi per raccattare qualche spicciolo o qualche applauso, non sono neppure una "cuoca" che spiega le sue ricette al pubblico (mi verrebbe da dire in TV) per compiacere ed autocompiacersi.
Sono, in fondo, una creatura che si sente spesso distaccata dal mondo, che parla una lingua diversa o canta altre melodie.
Un blog, che sia di poesie o di cucina, non diventa un modo per raccontare agli altri, ma per raccontare soprattutto a se stessi. Per confrontarsi con il proprio io che vorremo tutti vedessero meraviglioso e che invece ha spigoli da smussare, asprezze da limare, potenzialità da coltivare e rami secchi da potare.

Io non ho tanti lettori nè qui nè di là, nel blog di poesia. Lo so, perchè sono una creatura difficile, complicata, poco espansiva e un po' sui generis. Ma mi va bene così: preferisco una piccola cerchia di amici, che la grande confusione. Preferisco che legga chi sa leggere oltre la ricetta, la spiegazione o la poesia, a chi si sofferma alla superficie e scorre via come l'acqua di un ruscello bizzoso e incostante. Anche se non dice nulla, ma lascia che il messaggio arrivi. Perchè arriva sempre. Se non oggi, un giorno...


p.s. Questo è il post prenatalizio. Poi vado dove le connessioni internet sono più o meno ipotetiche. Per cui saluto tutti e auguro a chi passa di qui un BUON NATALE e un FELICE ANNO NUOVO.


sabato 13 dicembre 2008

Tonno alle erbe mediterranee

"Tu che dal tuo monte Elicona/ conduci all’uomo la rapita vergine,/ cingi le tempie dei fiori/ di soave maggiorana odorosa,/ e preso il flammeo vieni/ qui lieto con candido piede/ nel sandalo color di rosa." G.V.Catullo

Due figlie, due mondi diversi. Su questo non c'è mai stato dubbio.
D'altra parte non mi sarebbe nemmeno piaciuto che una fosse il "clone" dell'altra.
Ma se due mondi vogliono dire anche due gusti diversi a tavola, per una mamma la faccenda si complica. Soprattutto se poi si vuole non aprire un ristorante ogni sera, così da fare una miriade di piatti diversi, magari tra una corsa e l'altra a recuperarle in palestra o dalle amiche.

Però a me così è capitato. Soprattutto per quanto riguarda i piatti di mare.
Una ha assemblato tutti i geni "lagunari" presenti in famiglia (la maggioranza) e mangerebbe qualsiasi cosa abbia vissuto nel mare. L'altra ha pescato (quasi un 'ossimoro!) i pochi geni montanari sparsi nel DNA famigliare e odia qualsiasi cosa abbia avuto pinne, branchie e affini, preferendo salsicce, speck e formaggi di montagna.
Però mamma con pazienza cerca sempre qualcosa che possa andare bene a tutte - se mai si può - e qualcosa si trova.

Ho provato con questa ricetta. Mi sembrava adatta a chi ama sapori più "terrestri", visto che le erbe aromatiche come l'origano, la maggiorana e il timo, si sposano bene anche con le carni. Ma il loro crescere meglio sotto il profumo della salsedine, mi dava anche l'idea di uno sponsale con sapori più marittimi.
Il tonno, con la sua carne rossa e saporita, forse poteva essere amato (visto che nelle salse per altro piace alla "montanara"). E cotto giusto quel che basta per perdere la sua... pesciosità, forse poteva essere degno di entrare nel piatto della montanara.

Così ho provato. La "marinara" ha detto: "divino!", bontà sua. La "montanara" è rimasta un po' perplessa, ma il non sapere troppo di pesce e la marinatura in erbe l'ha spinta a mangiarne almeno un po'. Chissà che un passo alla volta, arriviamo a farla scendere dai suoi monti di salsicce e polenta, almeno ogni tanto...


Ingredienti
come antipasto per 6 persone
come secondo per 3 persone

450 g circa di tonno in tranci, pulito dalla pelle e da tutti gli scarti
½ cucchiaino di origano
½ cucchiaino di foglie di timo (meglio se fresco, ma può andare bene anche secco)
½ cucchiaino di foglie di maggiorana (meglio se fresca, ma può andare bene anche secca)
1 cucchiaino di pepe misto in grani
olio e.v.o.
sale


Procedimento

In una pentola ampia, cuocere a vapore i tranci di tonno, disposti in un solo strato. Ci vorranno circa 5 o 6 minuti, dipende anche dallo spessore del trancio; il cuore del trancio deve appena aver perso il rosa.
Spegnere il fuoco e lasciare riposare coperto per una decina di minuti.
Tritare le erbe aromatiche (se fresche).
Disporre i tranci in un piatto abbastanza fondo, salarli, cospargerli col pepe e le erbe. Irrorarli di olio, quanto basta perchè vi siano immersi. Rigirarli bene (attenzione sono fragili - si vede dalla foto, quindi fatelo con delicatezza, soprattutto se volete servire il trancetto intero) perchè si insaporiscano, coprire con la pellicola e lasciare raffreddare.

Una volta freddi, rigirarli ancora bene nell'olio, quindi metterli in frigorifero ben coperti di pellicola per almeno mezza giornata, meglio se per un giorno intero.
Togliere dal frigorifero mezz'ora prima di servire, decorando a piacere.



La ricetta in versione stampabile

venerdì 5 dicembre 2008

La storia di Tella e di Tina, ovverosia spaghetti carote e speck

La storia di Avellana mi ha fatto ricordare un'altra sciocchezza scritta per far divertire le mie bambine. Loro si divertivano ad ascoltare le storie o le filastrocche mangiando, però non è così semplice trovare la ricetta e inventarsi la "storiella" con le ricette per bambini. C'è già chi lo fa ed è più bravo di me...
Comunque sia la ricetta è buona, adatta alla cucina di tutti i giorni, ma anche a una improvvisata spaghettata tra amici. E la filastrocca è carina da recitare preparando il piatto insieme con i bambini.


per 2 persone
  • 160 g di spaghetti
  • 2 carote medie
  • 50-60 g di speck tagliato non troppo sottile (ma neanche troppo spesso)
  • 1 scalogno
  • peperoncino a piacere
  • olio di oliva E.V.
  • 1 bicchiere piccolo di vino bianco
Per fare una variante più "particolare", si può aggiungere un cucchiaio di cacao in polvere prima di aggiungere gli spaghetti. Per i bambini non mettere il peperoncino.



Tella Carò e la sorella Tina
chiacchieravano ormai dalla mattina.
"Guarda che bello questo mio ciuffo."
"E hai visto quello quanto è buffo?",
diceva Tina indicando il finocchio,

che ci provava, strizzandole l'occhio.

" E la mia linea? Sono ben snella!

Io, tra le carote, son la più bella!"

Poi una mano dal frigo le prese...

"Ma guarda questa, com'è scortese!"

Era gran Madre, Signora in cucina,

che lavò con fresca acqua Tella e Tina,

sopra il tagliere le mise adagiate,

il ciuffo lor tolse per delle insalate,

raschiò via un pochino la superficie,

con il coltello le ridusse a strisce

e quindi a filetti sottili sottili

(lo fece sempre con modi gentili).

Intanto in padella scaldava dell'olio,

in cui si crogiolava dello scalogno,

tagliato anch'esso a sottili fettine,

e insieme vi mise le due carotine.

Lasciò il tutto appassire un pochino

e poi vi aggiunse un peperoncino.

Nel tagliere poi mise dello speck, affettato

non troppo sottile e assai profumato.

Anch'esso ridusse a listarelle

e lo mandò con le due sorelle

in quel bel sugo a mischiarsi pacioso,

e li sfumò col vino gioioso.

Vicino ad esse borbottando bolliva

una pentola grande, che conteneva

allegri spaghetti in danza gaudente,

che Madre scolò appena al dente.

Li mise in padella nel sugo di sole

e gli fece fare un po' di capriole.

Così carote, speck e spaghetti

si ritrovarono uniti e contenti

e quindi nel piatto in bella collina.

E questa è la storia di Tella e di Tina.

La ricetta si evince facilmente. Divertitevi e... buon appetito