martedì 22 dicembre 2009

Arrosto di coniglio e maiale con salsa di pere e senape

"L'uomo è un po' strano,/ afferma il coniglio,/ se si crede veloce/ uguale alla lepre si dice!!/ Ma, chissà poi perché/ se sono io che scappo, /mi chiama vigliacco"


Mantengo la promessa e vi metto la ricetta dell'arrostino della famigerata cena.

Come ben sanno i miei cinque lettori, il mio problema è sempre riuscire a fare una cosa leggera ma gustosa, con pochi grassi e soprattutto poco - niente colesterolo.
Ma, come mi insegnava la mia nona, il gusto nella carne lo dà il grasso. E anche l'appagamento...
Allora, l'unica soluzione è metterlo per poi toglierlo per chi non lo vuole, così prende gusto, ma poi non si mangia.
Solo che senza tocio la carne è pure secca e fondi poco grassi ma saporiti sono duri da inventare...

Ho studiato e l'ho trovato. Il risultato è stato questo arrosto leggero ma gustoso grazie all'interno di filetto di maiale, accompagnato da una salsa semplice, leggera, ma dal gusto perfettamente calibrato per accompagnare la carne, e con pochi grassi.



Ingredienti
per 4 persone

mezzo coniglio disossato e ridotto in una grande fetta
150 g di filetto di maiale
4 fette di pancetta stesa non troppo sottili (se siete a dieta anche due sole sono sufficienti, tanto da tener morbida la carne)
1 bicchiere grande di vino bianco
1 bella pera kaiser
2 cucchiai di senape
olio e.v.o.
sale e pepe q.b.



Se siete bravi, disossate voi il coniglio. Io non sono assolutamente capace e l'ho fatto fare dal macellaio.
Stendere la fetta di carne di coniglio e salarla e peparla all'interno. Tagliare il filetto in pezzi grandi quanto una salsiccia e allinearlo all'interno del coniglio. Arrotolare delicatamente il tutto e avvolgerlo con le fette di pancetta, quindi legarlo con il filo apposito.
In un tegame scaldare un cucchiaio di olio e mettervi a rosolare l'arrosto da tutti i lati.
Salare e pepare.
Quando tutto l'esterno dell'arrosto sarà ben rosolato, bagnare col vino bianco, far evaporare l'alcol quindi chiudere il tegame con un coperchio e abbassare la fiamma e lasciare cuocere fino a che il cuore dell'arrosto non abbia raggiunto i 70° (per chi non avesse il termometro, ci vorranno circa 25-30 minuti). Spegnere il fuoco e lasciar riposare la carne affinché i liquidi si ridistribuiscano.
Sbucciare la pera e tagliarla a tocchetti.
Togliere l'arrosto dal tegame e metterlo da parte. Mettere nel fondo di cottura la pera e i due cucchiai di senape, riaccendere il fuoco vivace, rimettere il coperchio e lasciar cuocere il tutto fino a che la pera diventa tenera.
Frullare col frullatore a immersione il composto, fino ad ottenere una salsa cremosa. Se dovesse essere troppo liquida, farla addensare cuocendola ancora quanto necessario, scoperta.

Affettare l'arrosto (se i commensali non gradiscono la pancetta, toglierla prima di affettare), dipsorlo nel piatto e napparlo con la salsa.
Se vi sembra molta, mettetela in parte sull'arrosto e in parte in una salsiera.

Io l'ho servito accompagnato da un piccolo flan di cavolo broccolo romano.


Ultimo post pre-natalizio e anche pre-epifanico.
Per cui saluto tutti habitué e non e auguro di cuore un gioioso S. Natale e un Sereno Anno Nuovo.


lunedì 14 dicembre 2009

Una cena in sfumature d'autunno

"Qui non i venti impetuosi e funebri/ del settembre montanino,/ non odor di vendemmia, non lavacri/ di piogge lacrimose,/ non fragore di foglie che cadono./ Un ciuffo d'erba che ingiallisce e muore/ su un davanzale/ è tutto l'autunno veneziano." Autunno veneziano - V. Cardarelli



Chiedo umilmente perdono, se vi siete sentiti abbandonati (siete pure pochini, e l'effetto solitario sarà stato maggiore...). Però non è che produca molto ultimamente, già di per me. Non ho da pensare a cene natalizie o capodannesche, non regalo se non qualcosa di mangereccio, perchè non giustamente apprezzato. In più, se ci aggiungiamo numerose soste da quel simpatico e amato medico che si chiama dentista, che mi caccia in bocca una pasta dall'orribile gusto che contamina qualsiasi cosa io metta in bocca, capite che a parlare di sapori non è che mi venga prorpio tanta voglia.

In ogni caso, la famigerata cena l'ho fatta: è stato un parto breve e facile, mentre l'attesa era più ricca di ansie e pensieri.

Innanzitutto ha richiesto il ripristino dell'abitabilità della casa che ormai languiva in uno stato pietoso.
Il lavandino alla fine (ma solo la mattina stessa) si è finalmente aggiustato (non da solo, ma quasi, perché era inbufalitissimo di essere così malandato).
Il soggiorno e l'ingresso sono stati riordinati, ma non dagli artefici di quell'"ordine creativo", bensì dalla sottoscritta ampiamente aiutata dalla volenterosa sorellina minore, che è diventata una signorina Rottermeier della lindezza e dell'ordine assoluto.

Il menù ha subito qualche piccolissima variazione in corso d'opera, soprattutto sul secondo e sul dessert, perché ho ricevuto una illuminazione divina improvvisa e ho dovuto seguirla.

Innanzitutto l'antipasto.

Ho ripreso in mano come avevo promesso la piccola terrina di formaggio cremoso in mantello di pere e cuore di noci. Con qualche piccola variazione, chiaramente, che non sia mai che io mi ripeta!
Ho sostituito per esperimento e per necessità il mascarpone con un'ottima ricotta di bufala. Risultato altrettanto eccellente, che mi ha consentito tra l'altro di evitare l'uso della colla di pesce, che - pur non avendo nulla contro di essa - è sempre un "di più". Ho cotto le per invece che a vapore in microonde, con un risultato praticamente identico: morbide, ma non troppo.
E l'ho accompagnata con un'insalatina selvatica di.... ah be'! qui dovete indovinare, perchè se no è troppo facile. Eccola:

vi posso solo dire che è buona, particolare, abbastanza rara (e quindi costosa, ma semel in anno licet) ed è... da favola. Cosa sarà?

Il primo sono stati gli apprezzati gnocchi di farina di castagne, che avevo ampiamente sperimentato.

Il secondo un arrosto di coniglio dal cuore di maiale, con salsa di pere e senape, di cui vi posterò in tempi brevi (promesso promesso promesso) la ricetta,

(perdonate la foto che è un po' quella che è, ma così è venuta...), accompagnato da un piccolo flan di cavolo broccolo romano, quello bellissimo tutto a frattali, che non è stato apprezzatissimo da tutti i commensali (però stranamente mangiato da chi era più schizzinoso... misteri!), ma a un certo punto stavo dando di matto con "questo sì e quello no"....

Per dessert, una coppa di cioccolato chantilly, che è stata una vera e apprezzatissima scoperta (grazie in eterno a Hervè This e a Dario Bressanini che l'ha "importata"),


in cui ho sbriciolato dei marron glacée, giusto per mantenere l'alternanza del gioco pere - castagne che caratterizzava questa cena.

E sapete cosa ho guadagnato per tutto ciò? Questa!

(la forchetta è per dare la giusta idea delle dimensioni). Cioccolata fondentissima con nocciole Piemonte IGP intere...
Ce ne sarebbe per tutti, ma il puzzolame l'ha sequestrata per stretto uso personale.
Vorrà dire che mi sacrificherò....

martedì 24 novembre 2009

Gnocchi di farina di castagne con funghi trifolati

"La castagna che sfrombola nei boschi/ liberala dal riccio, castagnaio!/ insaccala; ché già in città fan ressa/ alla padella delle caldarroste,/ con le mani intascate e i nasi rossi,/ i ragazzi all'uscita della scuola./ E pure noi la sera,chiacchierando/ tra il vino con gli amici, sgusceremo/ bruciate; ché non è più saggia cosa." Camillo Sbarbaro



Sottotitolo: storia di un esperimento riuscito.

Avete presente quando ci si mette in testa di fare una ricetta, senza un motivo preciso. Ma si vuole fare quella a tutti i costi?
A me non succede spessissimo, ma succede. E questa è stata una di quelle volte.

Ho deciso di fare dei gnocchi con la farina di castagne, perfettamente convinta di averla anche vista in uno dei millanta libri di cucina che fanno bella mostra di sè (oh, ma sono utilizzati, a parte forse quello di Nobu, moltissimo!) nella mia libreria occupando i loro dei due metri di ripiano.
E allora, sfoglia sfoglia e cerca e cerca. Ma di questa ricetta - che nella mia testa era perfettamente chiara - nemmeno l'ombra.
Sto invecchiando... l'avrò vista sul web...
Macchè neppure lì, se non ricette in cui sono misti con le patate. Ma io voglio qualcosa di più leggero e carino, qualcosa che se lo proponi a una bella cena serale, non ti riempie la pancia e ti impedisce di proseguire nel pasto.

Be'... ma... io posso inventarmela. E certo se no che ci sto a fare qui?
E allora via all'esperimento. Non tanto per farli quanto per accertarsi che il gusto sia non solo soddisfacente, ma anche... particolare come era nella mia testa.

Ho dunque provato a farli partendo da una base analoga a quella degli gnocchi di radicchio, perchè il latte avrebbe spento quel retrogusto amaro della farina di castagne (non ditemelo che non ce l'ha, perchè per me ce l'ha eccome) e avrebbe spinto il lato dolce.
La prima volta ho usato tutta farina di castagne e pur avendo ottenuto un risultato discreto, secondo me il sapore era troppo forte, con contrasti troppo accesi tra il fondo amaro dello gnocco e il sapore del fungo pressoché al naturale. Entrambi sapori, boscosi, ma in forte contrasto, come un amore all'inizio, intenso ma pieno di spigolature da sistemare e accordare.

Sono così passata al mix al 50% con la farina bianca, sperando di non spegnere troppo il gusto.
E invece eccolo lì, bello pulito, ma non eccessivo, caratterizzante ma non stordente ed in perfetta armonia con il condimento. Un amore equilibrato, che ha trovato i suoi punti di incontro e gestisce bene i suoi contrasti...

Bene. L'esperimento è andato. E quindi per quella famosa cena, che per vari motivi è stata già rimandata di un paio di volte questo è il primo piatto aggiudicato.
Sperando che l'armonia che io e la mia cavia assaggiatrice ufficiale (leggasi marito) abbiamo trovato venga sentita e apprezzata anche dai commensali...





Ingredienti
per 4 persone

250 g di farina bianca 00 (più un po' per la spianatoia)
250 g di farina di castagne
250 ml di latte
250 ml di acqua
un pizzico di sale grosso

per condire
400 g di funghi misto bosco (o anche solo porcini, se preferite) puliti
mezzo bicchiere di vino bianco
uno spicchio d'aglio
un mazzetto di prezzemolo tritato
1 cucchiaio di olio e.v.o.
sale e pepe q.b.
1 noce di burro
4 cucchiai di parmigiano o grana grattugiato





Procedimento

Affettare finemente i funghi.
In una padella, far scaldare l'olio e mettervi a rosolare appena lo spicchio d'aglio e il prezzemolo tritato. ed appena appassiscono, mettervi i funghi affettati. Salare e pepare e aggiungere il vino; lasciar evaporare l'alcol e far cuocere coperto per circa una decina di minuti.
Se il fondo di cottura dovesse asciugarsi, aggiungere un po' di brodo vegetale o anche semplicemente dell'acqua calda.
A cottura ultimata, spegnere i funghi e mettere da parte.

Setacciare insieme le due farine, questa operazione è fondamentale: la farina di castagne tende a fare grumi e vi ritrovereste con un malloppone grumoso, altrimenti.
Mettere a bollire il latte con l'acqua con un pizzico di sale grosso in una pentola abbastanza larga. Quando comincia a fremere, spegnere e buttarvi, mescolando, le farine Continuare a mescolare con energia con un cucchiaio di legno fino a che si formerà una palla, anche se all'inizio la cosa sembrerà pressoché impossibile: bisogna avere pazienza e tenacia (e olio di gomito)
Mettere la palla sulla spianatoia e continuare a lavorarla fino ad ottenere una massa liscia da cui si taglieranno nel modo classico gli gnocchi.



Tagliare l'impasto a tocchetti e rigatelo, con un rigagnocchi, una forchetta o la grattugia, come d'abitudine.
Durante la lavorazione è possibile che l'impasto assorba tutta la farina e diventi un po' molliccio ; in quel caso, basta aggiungere un po' di farina sulla spianatoia.


Una volta completati gli gnocchi, mettere a bollire una capiente pentola d'acqua.
Quando l'acqua bollirà, salarla e gettarvi gli gnocchi pochi per volta.
Mettere a riscaldare i funghi ed appena saranno caldi, mettervi la noce di burro e spegnere il fuoco.
Scolarli quando risalgono a galla e condirli con i funghi trifolati e un cucchiaio di formaggio grattugiato.


É possibile utilizzare anche funghi secchi o congelati.


La versione per la stampa: basta cliccare qui sotto.

giovedì 5 novembre 2009

Petto d'anatra con uva e balsamico

"Le ochette del pantano/ vanno piano piano piano,/ tutte in fila come fanti,/ una dietro e l’altra avanti./ Una si pettina,/ l’altra balbetta/ con voce bassa/ la stessa parola,/ una sull’acqua/ come barchetta/ fatta di un foglio/ di libro di scuola." R. Pezzani




Devo prendere appunti:
a. non devo dire "mai più";
b. devo portare il marito e le figlie a un corso di "rieducazione e addestramento all'ordine";
c. devo far esercitare il marito in "memoria e coordinazione del pensiero".

Partiamo dal punto b.
Quest'anno sono saltate le cene del mio e del suo compleanno perchè la casa era ed è ridotta in uno stato pietoso. E non lo dico perchè sono la solita maniaca dell'ordine tutta perfettina e casa linda e lustra. Pur invidiando quelle che hanno una casa che è sempre o pressochè quasi sempre da rivista fotografica, spesso e volentieri penso che un po' di disordine contro un po' di coccole e compartecipazione affettiva con marito e figlie non ci sia storia: la seconda vale molto ma molto di più della prima. La mia casa è sempre un po' baraonda ma nessuno si lamenta perchè nessuno si sente trascurato.
Abbiamo però raggiunto il punto di non ritorno: o ci si mette un po' a regime oppure moriremo soffocati dalle nostre stesse proprietà. E non potremmo più ricevere nessuno.
In camera delle puzzole occorrerebbe una ruspa per estrarre dai mucchi di giocattoli le cose che ancora possono essere adeguate alla loro età. I libri, soprattutto quelli scolastici, finalmente otterrebbero lo spazio che necessitano e che gli compete e forse riusciremmo a far felici altri bimbi che di giochi non ne hanno portandone a vagonate alle suore...
Il soggiorno è diventata in parte una dependance dell'area giochi della camera, in parte dell'incasinatissimo studio di mio marito (per darvi un'idea, abbiamo perso una vite un mese fa e per ritrovarla abbiamo spostato e gettato tre-dico-tre sacchi di cartacce messe a deposito non si sa perchè per trovarla) - il portatile suo sta ben piazzato e inamovibile sul tavolino vicino al divano - e in parte (soprattutto il tavolo da pranzo) un appoggio per la montagna di libri, quaderni, compassi, pennelli e altre amenità scolastiche di cui il passaggio alla scuola media ha contornato la puzzola maggiore.
L'ingresso è deposito di pattini in linea, annate intere di vecchi giornali di informatica che forse su ebay qualcuno (trovatemi il pazzo!) potrebbe comprare e altre varie accozzaglie di oggetti i più disparati.
A questo si deve aggiungere il lavandino del bagno che ha deciso da un mese e passa a questa parte di sgocciolare sul pavimento e che il marito preso dalla sindrome fai-da-te, che è molto peggiore e deleteria di qualsiasi virus influenzale, ha deciso di aggiustare, senza per ora aver raggiunto una soluzione definitiva e tuttora in attesa del completamente dell'opera.
Chiedere ordine significa per tutti e tre gli altri componenti della famiglia, spostare il mucchio, preso a bracciate da lì a là, dove il là è spesso rappresentato da quello spazio vuoto e inutile che sta sotto il letto è che è fatto apposta per nascondere il disordine.

Ora nonostante la perdita degli eventi sociali a cui tutte le parti tenevano molto, la casa è ancora allo status quo antea e neppure la minaccia di ricevere gli ospiti in vestaglia e con una tazza di caffelatte, sembra al momento sortire effetto, tanto... c'è tempo (secondo le loro misure)!.

Punto a.
Avevo detto mai più, perchè la mia fantasia e le mie capacità ricombinative di pochi elementi ammessi hanno un limite. Ma non sono riuscita ad ottenere risultati concreti e visto che siamo già a due reiterazioni, ormai mi aspetto anche la terza e probabilmente anche la quarta, la quinta...

Già. Perchè c'è il punto c.
Un marito che si dimentica, probabilmente perchè non ha mai memorizzato che combinare tutti quei divieti e realizzare una cena a cui ho "viziato" lui e gli ospiti, diventa sempre più complicato e destabilizzante. E con ingenuità e dolcezza dice "perchè non facciamo tutti venerdì 13 (venerdì 13!!!!), così semplifichiamo per tutti?". Semplifichiamo a chi? A me? ma.... ma... ma...
E mica posso dire che è una combinazione micidiale. C'è spesso. peccato che quando non è a casa nostra, per gli altri è al ristorante. E che ristorante!

Per cui mi sono messa a pensare a sta benedetta cena.
E mi sono pure fissata in una idea, in un tema. Pere e castagne.
Certo che sono scema! Però son fatta così e mi dovete tenere.
Sono andata a rivangare le vecchie ricette fatte e ammesse (se le saranno scordate spero, dopo quattro o cinque anni).
L'antipasto l'ho trovato. magari lo risistemo un po'.
Il primo lo devo sperimentare, anche se sono ancora indecisa tra una crepes con farina di castagne o degli gnocchi con la stessa farina ripiene le une conditi gli altri con funghi. Troverete la soluzione, spero, prossimamente su questi schermi.
Il secondo l'ho trovato. E anche quello sarà qui prima o poi.
Per il dessert ho in testa una torta semplice semplice di castagne e cioccolato fondente con una salsa di pere.
Il tutto senza uova e con pochi pochi grassi...
Speriamo bene...

Intanto scavando scavando è venuta fuori questa ricetta. non è detto che prima o poi la rifaccia (così magari metto una foto migliore...). Però ve la propongo, perchè me la ricordo proprio buona.





Ingredienti
per 4 persone

600 g di petto d'anatra
200 g di acini d'uva bianca a buccia sottile
1 porro
2 cucchiai di aceto balsamico
olio e.v.o.
sale e pepe


Procedimento

Fare cuocere il petto d'anatra in padella, con un po' di olio, mettendolo dal lato della pelle; dopo circa 10' girarlo e aggiungere nel tegame il porro a rondelle.
Dopo 5' aggiungere gli acini d'uva divisi a metà e privati dei vinaccioli
Trascorsi altri 5' di cottura a fuoco medio, salare, pepare, trasferire in un piatto la carne (attenzione deve essere rosata all'interno come un roast-beef, altrimenti diventa stopposa!); versare nel tegame l'aceto balsamico, e fare ridurre il sugo.
Irrorare con questo la carne scaloppata.


Se si vuole ridurre l'apporto calorico, ma non perdere il sapore intenso del petto d'anatra, si può prendere circa un terzo della pelle di mezzo petto e metterla prima in un tegame antiaderente scaldato senza nulla, attendere che rilasci circa un cucchiaio del suo grasso e in quello rosolare i petti. Viene morbidissimo lo stesso.



La versione stampabile della ricetta.



P.S. Sono un po' pigra... Sarà tutto questo disordine.? Ma se non scrivo molto sul blog e soprattutto non commmento da voi, non è perchè non vi segua. É che in 'sto periodo va così...

venerdì 30 ottobre 2009

Fregolotta (o sbrisolona che dir si voglia) al cioccolato e sale dolce di Cervia

"spalm spalm sul pan/ e lecc lecc le dit/ bur bur di cacà/ nero nero fondent/ dens dens e amar cioc cioc o lat/ dolc dolc amor/ bacio bacio le labbr" Cioc cioc o lat - Poesie di Eurocholate 2009



Sono proprio buona.
Vi regalo il dolcetto velocissimo e buonissimo per il week end.

L'ho preparato la scorsa settimana, insieme all'altra fregolotta, quella salata. Forse sono proprio presa dalla fregolotta mania...

In ogni caso l'avevo mangiata fatta dal mio vicino pasticcere e mi era piaciuta un sacco. Stranissima e soprattutto - al di là di quello che può sembrare un matrimonio impossibile - due gusti , quello del ciocco e quello del sale, che si compensano e si arricchiscono vicendevolmente. Insomma, molto buona. Anzi no, buona buona e soprattutto con effetto droga: un bocconcino, un altro bocconcino, un altro ancora, e poi ancora... e non ti fermi fino ad aver spazzolato tutte le briciole o - in alternativa - finchè non ti sottraggono l'oggetto del desiderio per conservarne un po' per qualche ora dopo.

Ho tentato di riprodurla, partendo dalla ricetta che uso io della torta rustica di nocciole, che alla fin fine è pur sempre una sbrisolona, e sostituendo e aggiustando sono arrivata a questa che è molto ma molto simile all'originale.

In ogni caso se recuperassi quella ricetta, farò un confronto diretto e vi terrò informati.

Per ora, buon delirio cioccosaloso a chi la proverà.
Cioc cioc o lat!




Ingredienti

125 g di farina bianca autolievitante
75 g di farina di semola di grano duro
100 g di zucchero
100 di burro a temperatura ambiente
1 uovo
50 grammi di cacao amaro
50 grammi di cioccolato fondente
amido di mais o farina di riso q.b.
sale dolce di Cervia o - in alternativa - fiocchi di sale di Maldon o fiordisale




Procedimento

Tritare finemente il cioccolato fondente fino a ridurle in una polvere un po' grossolana.
Montare con le fruste il burro a pomata, aggiungervi l'uovo e amalgamarlo, fino a ottenere un bel composto soffice.
Aggiungere poi la farina bianca autolievitante e incorporarla al composto. Aggiungere il cacao, poi la farina di semola e miscelare bene.
Aggiungere per ultimo il cioccolato tritato e mescolare.
Si deve ottenere un composto sbriciolato. Se fosse troppo compatto (dipende dalla percentuale di burro di cacao) aggiungere un po' di amido di mais o di farina di riso, fino a ad avere la sgranatura (eventualmente aiutarsi con una lama di coltello o una spatola per frantumare il composto)
Versarlo in una teglia bassa rivestita di carta forno, senza compattarla, ma lasciandolo così sgranato. Cospargerla col sale di Cervia (scegliere i grani meno grossi).


Infornare in forno già caldo a 180° per 30 minuti circa (quando è cotta si sentirà un gradevolissimo profumo di cioccolato spandersi)
Servire spezzandola in grossi frammenti. Volendo servirla in fette regolari, va tagliata con delicatezza appena sfornata, non ancora rassodata.



La ricetta in versione stampabile.

lunedì 26 ottobre 2009

Fregolotta salata al formaggio, noci e pistacchi

"...dopo che se sparecia,/ tanto per andar ala vecia,/ un piato de pistaci,/ tanti mandarini,/ nose, nosele e datoli..." Vigilia di Natale, F. Rovati


L'altra domenica c'era la festa d'inizio della scuola. Castagnata e buffet fatto (o spesso comperato) dai genitori.

E io mi devo dividere in due visto che l'ìstituto è "comprensivo", come si dice adesso, e va dalla scuola dell'infanzia (per noi vecchietti d'altri tempi, asilo) alla secondaria superiore (p.n.v.d.a.t., superiori).. E io da quest'anno mi ritrovo con una puzzola alla primaria (p.n.v.d.a.t., elementare) e una alla secondaria inferiore (p.n.v.d.a.t., medie), quindi una cosa di qua e una cosa di là.

Due dolci, no... uguali poi, che gusto c'è? Una che deve pasticciare sempre come me, o fa tante cose o nulla.
Così per fare l'uno e l'atro senza dannarmi troppo (sono pasticciona, ma mica fessacchiotta) due cose veloci, semplici ed efficaci: la torta rustica di nocciole, alle medie, dove sono una "quasi" new entry e quindi posso ripassare il repertorio, e questa per le elementari, dove devo rinnovare il look di anno in anno.

Lavoro veloce ed efficace per entrambe, in poco più di un'ora e mezza avevo fatto e sfornato e anche impacchettato per la consegna.
Porto a scuola e deposito sui tavoli dell'una e l'altra parte.

Dopo qualche castagna, mi appropinquo al lato elementari per assaggiare se avessi fatto una schifezza. Era ancora chiusa.
Dopo dieci minuti mando in avanscoperta la puzzola maggiore, che fremeva per assaggiarla e ne era rimasto un centimetro quadrato, giusto un boccone, con cui è riuscita a accontentare una papilla gustativa e a dirmi che era molto buona.

Per sincerarmi che la sparizione non fosse dovuta a uno sciame di cavallette, ma alla reale bontà della preparazione, l'ho rifatta sabato scorso per portarla a casa di amici, insieme a una fregolotta al cioccolato e sale dolce di Cervia - prossimamente su questi schermi - per il dessert.
E ho capito perché è sparita alla velocità della luce.
Non è buona, è stregata. Con il vinello giusto va giù facile facille, sfiziosa sfiziosa, piacevole piacevole.

Provare per credere.

Ricorda molto il must dei buffet di Serena. Questa è apparentemente un po' più rustica e granulosa, grazie alla farina gialla che regala un tocco particolare sia al sapore che alla consistenza.




Ingredienti
50 g di gherigli di noci
50 g di pistacchi sgusciati
100 g di formaggio stagionato (grana padano, parmigiano, pecorino o asiago stagionato - oppure un mix di questi) grattugiato
100 di burro a temperatura ambiente
1 uovo
100 g di farina bianca autolievitante
100 g di farina gialla

qualche gheriglio di noce e qualche pistacchio per decorare



Procedimento
Tritare la frutta secca nel mixer, fino a ridurle in una granella abbastanza sottile, facendo attenzione però a non fare fuoriuscire la parte oleosa.
Montare con le fruste il burro a pomata, aggiungervi l'uovo e amalgamarlo, fino a ottenere un bel composto soffice.
Aggiungere poi la farina bianca autolievitante e incorporarla al composto. Aggiungere anche la farina gialla e miscelare bene.
Infine aggiungere la frutta secca tritata e mescolare.
Si deve ottenere un composto simile a del briciolame, che andrà versato in una teglia bassa, unta col burro e infarinata con la farina gialla, senza compattarla, ma lasciandolo così sgranato.

Distribuirvi sopra qualche gheriglio di noce e qualche pistacchio.
Infornare in forno già caldo a 180° per 20 minuti circa (o fino che assume un bel colore biscotto).


Servire spezzandola in grossi frammenti
Per una maggior raffinatezza o volendo servirla in forme regolari, tagliare la fregolotta salata, finchè è calda e non ancora rassodata.



La versione stampabile della ricetta.



giovedì 22 ottobre 2009

Crema di zucchine e basilico con gamberi

"Il gamberetto Pietro/ che ha mosso i primi passi/ andava a marcia indietro/ e rosso diventò./ Proprio non gli riusciva/ di andare a marcia avanti/ e più ci riprovava più rimaneva lì." 13° Zecchino d'Oro 1971



C'è un ristorante, che poi è quello che fece all'epoca il catering del mio pranzo di nozze, che cura la riscoperta di frutti antichi, erbe spontanee, fiori ed erbe aromatiche in cucina (è per quello che l'ho scelto, chiaramente). Loro si chiamano trattoria, però sono un po' meno "caserecci" di quello che questa definizione significa per me...

Torniamo alla ricetta. Questa trattoria ha il suo brolo (detto con la prima o molto chiusa), che poi anche in italiano antico si chiamava così - qui stiamo a parlar molto forbito eh! - e un orto officinale. E organizza dei corsi di cucina con l'uso delle erbe e dei frutti che lì si trovano. Nei corsi il brolo e l'orto si possono visitare e a volte si può acquistare qualche pianta.
Chiaramente a queste serate io vado, con una mia amica - botanica pure lei, che non se la cava male in cucina anche se pratica poco. Volete che mi faccia scappare queste occasioni? Non sia mai!

Nella serata dedicata al basilico, oltre ad aver scoperto il desfrìto di basilico, usato per condire carni e altro, ci fu servita questa crema, tra gli altri piatti.
A dire il vero alla mia amica non piacque per nulla, anzi disse che per lei "sapeva di sapone". In effetti quella non era granchè: forse i gamberi - che erano di fiume - non erano molto saporiti (però io lo so dire solo approssimativamente, dato che non mi entusiasmano e ne assaggiai un po' solo - meglio visto che, poi, ho scoperto che mi causano l'orticaria); forse l'equilibrio tra gli ingredienti non era ben calibrato; forse le cotture non esaltavano la preparazione; che ne so... A me però l'idea piacque, per il colore inanzitutto. Ma anche per l'accostamento. Mi ispirava molto...
Così mi sono messa a "studiare", per riprodurla per benino.
E ho fatto bene i compiti, perchè quando l'ho riproposta alla mia amica ad una cena, litigò con il marito per il bis....

Perciò, se vi ispira, provatela anche voi. I gamberi non sono fondamentali: parola di una che la mangia senza e a cui piace molto. Però cromaticamente sono belli da vedere e con le zucchine si accompagnano egregiamente. Se non avete problemi di linea o di colesterolo, potete arricchire la preparazione avvolgendoli in mezza fettina di lardo (di Colonnata o di Arnad) prima di saltarli in padella.

E che il basilico sia con voi.




Ingredienti

per 4 persone


8 zucchine medie

800 ml di brodo vegetale
1 scalogno
1 mazzetto di basilico (la quantità è soggettiva, quanto più volete incida nel sapore finale)
olio e.v.o.
sape e pepe q.b.

24 gamberi sgusciati


Procedimento

Lavare e spuntare le zucchine e ridurle a rondelle. Tagliare a velo lo scalogno e appassirlo in un cucchiaio di olio.
Aggungervi le rondelle di zucchina, salare, pepare e portare a cottura.
Portare a ebollizione il brodo, aggiungervi le zucchine e frullare. Correggere di sale, se necessario.
Nel frattempo saltare brevemente i gamberi in una padella con un cucchiaino di olio. Salarli leggermente.
Subito prima di servire, riportare a bollitura la crema e spegnere.
Tritare finemente il basilico e aggiungerlo alla crema di zucchine.
Servire nei piatti, disponendovi 6 gamberi al centro e un filo d'olio a crudo.


La ricetta in versione stampabile.

lunedì 19 ottobre 2009

Torta della nonna

"Papà dammi la mano/ grande e forte mi sento con te/ tu mi guardi e mi dici piano/ "Sono felice se tu sei con me"./ Se mi prendi sulle tue spalle/ io mi sento un capo tribù./ Se mi tieni stretto al cuore/ il mio amico più caro sei tu./ Per la strada la gente ci sorride/ e ci guarda perché/ pensa che tu sei il mio gigante/ ma io sono il tuo re."


Questa è la storia di una torta un po' sfortunata, che però alla fine è riuscita a fare la sua figura in tavola e in bocca.
Innanzitutto era una torta che la puzzola maggiore chiedeva da un bel pezzetto. Però io attendevo climi più adeguati per prepararla.
Il freddino sopravanzato nei giorni scorsi ormai rendeva incipiente una rinnovata richiesta e visto il compleanno del papà, che volevamo festeggiare con una torta casalinga, che veniva buona anche per la colazione o la merenda... tah dah! abbiamo deciso che era giunto il momento per la mamma di cimentarsi in questo dolce noto come torta della nonna (ma il perchè del nome non l'ho ancora scoperto).
La sottoscritta è ben conscia di non essere la creatura più adatta a fare la pasta frolla. Estate o inverno, col solleone o col gelo, la temperatura delle mie mani va da quella utile a friggere un uovo a quella buona per scaldare il pane. Forse solo un'ora nell'acqua ghiacciata o un soggiorno in Siberia potrebbero raffreddare le mie estremità superiori. Questo significa che la frolla nelle mie mani impazzisce, si strappa (i capelli) e cerca la fuga squagliando(sela).
Vabbè. Hanno invetato i food processor per qualcosa, no?
Ok, facciamola nel food processor. Monto la lama, metto gli ingredienti... fino al burro, allo zucchero e alla farina va tutto bene. Con le uova comincia a dare segni di insofferenza: l'impasto si infila nel foro dove s'aggancia il perno e il coperchio non si chiude più. Colpa mia che son secoli che non uso il food processor o del robot renitente? O peggio ancora ,è un architettato complotto del destino che sa che devo incastrare i tempi di preparazione, con il recupero di una puzzola da scuola, la consegna di un'altra alla lezione di karate e alla ripresa della stessa dopo un'ora?
Dopo un buon quarto d'ora di fumi dalle orecchie - oltre che dalle mani calde di natura - si riesce appallottolare questa benedetta frolla, a impellicolarla e a cacciarla in frigo.
Vado a prendere la puzzola minore a scuola. Torniamo a casa. Preparo la merenda (e non quisquiglie, ma una tazza di cioccolata calda con panna a testa). Faccio la crema pasticcera (quella per fortuna non è un'altra guerra) e la metto a raffreddare (fuori dalla finestra funziona come ottimo abbattitore). Preparo la tortiera, imburrata, incartafornata... É ora di portare l'altra puzzola a karate (che per fortuna è a cinque minuti a piedi).
Vado, torno. E comincio a stendere la frolla. La prima metà va abbastanza bene. C'è qualche piccolissimo moto di ribellione, ma si lascia domare facilmente.
Metto la crema pasticcera nel guscio di frolla. E comincio a cercare di stendere la seconda metà. ma l'infame si ribella. Nonostante il ri-raffreddamento in frigo, comincia a stracciarsi e ad accartocciarsi. Però sono troppo presa dai tempi stretti: devo infornare prima di uscire per recuperare la karateka. E così a mozzichi e a brani il secondo strato va a coprire la torta. Via coi pinoli e dentro in forno.
Corri a recuperare la puzzola. Torno e la torta è cotta a breve. ma la dobbiamo mangiare per la cena che è ormai prossima. Allora, la sforno e la caccio fuori dalla finestra, sul davanzale - abbattitore naturale.
Dopo alcuni minuti arriva bel bello il festeggiato, che, forte della sua conquistata vecchiaia ,decide che col freddo che fa bisogna tapparsi ben bene in casa e con mossa felina, fa scendere con decisione la tapparella (di legno! pesante!) su quello che lui crede il davanzale e invece è la sua torta. Che non era neppure mimetizzata, datosicchè era coperta con una cupola di retina a fioroni gialli grandi così! Mi sono scordata per un attimo che era sua la torta martoriata e gli ho cantato una serie di... arie d'opera che potevano fare invidia alle più conosciute note verdiane.
La poverella comunque aveva solo accusato un colpetto laterale e, seppur danneggiata, si ricomponeva sul piatto e si spolverizzava di zucchero.
All'assaggio, ancora tiepidina, si rivelava buona buona, friabile friabile e apprezzata da tutti o quasi (la puzzola minore preferiva qualcosa al cioccolato - ma qui raramente si riesce ad avere il consenso universale).
Vabbè. Sfortunata ma buona. La prossima volta speriamo che tutte le sfortune si siano esaurite.


Ingredienti
per la frolla
450 g farina debole
50 g di fecola di patate
250 g burro freddo di frigorifero
200 g zucchero
2 uova

per la crema pasticcera
400 g latte
4 tuorli d'uovo
100 g zucchero
50 g farina
1 stecca di vaniglia

3 cucchiai di pinoli sgusciati
zucchero a velo



Versare nella ciotola del robot, utilizzando la lama, il burro a pezzettini, la farina. la fecola e lo zucchero. Mescolare in modalità "pulse" a velocità sostenuta fino a quando si formano tante briciole. Aggiungere le uova e impastare quanto basta affinché il composto si aggreghi.
Appallottolare, coprire con la pellicola e mettere a riposare in frigorifero.

Aprire la stecca di vaniglia, metterla latte e portare ad ebollizione. Qundi far riposare per almeno 10 minuti.
In una casseruola mescolare la farina con lo zucchero,. Aggiungervi i tuorli d'uovo elavorare con una frusta il composto fino a che è liscio e omogeneo. Aggiungervi quindi a filo il latte privato della stecca di vaniglia.
Mettere su fuoco bassissimo, e fare addensare, mescolando; non deve mai bollire, ma solo sobbollire.
Raffreddare la crema immergendo la casseruola in acqua fredda (o fuori dalla finestra coperta con un telo se è ben freddo ;-) ), mescolando di tanto in tanto.

Imburrare e infarinare una tortiera a cerniera da 26-28 cm di diametro.
Dividere la pasta frolla in due panetti. Riporne uno frigorifero.
Stendere la prima parte della frolla in un cerchio in grado di foderare lo stampo, risalendo sul bordo. Versarvi la crema pasticcera, in modo uniforme nel guscio di pasta frolla.
Prendere il secondo panetto e stenderlo in un cerchio grande come la tortiera e appoggiarlo delicatamente sulla torta, sigillando bene i bordi.
Cospargere il dolce coi pinoli e cuocere in forno caldo a 180° per 40 minuti circa.
Sfornare e cospargere di zucchero a velo.


E che la buona sorte sia con voi.

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giovedì 8 ottobre 2009

Melanzane al forno con pomodori in marinata aromatica

"Sole d'autunno inatteso,/che splendi come in un di là,/con tenera perdizione/e vagabonda felicità,/tu ci trovi fiaccati,/vòlti al peggio e la morte nell'anima./Ecco perché ci piaci,/vago sole superstite/che non sai dirci addio,/tornando ogni mattina/come un nuovo miracolo,/tanto più bello quanto più t'inoltri/e sei lì per spirare./E di queste incredibili giornate/vai componendo la tua stagione/ch'è tutta una dolcissima agonia." Ottobre -V. Cardarelli




Eccomi...
Lo so che l'ho tirata lunga, ma innanzitutto qui l'estate è molto lunga, dura fino a ridosso della scuola.
E poi, abbiate pietà di me. Per me i mesi estivi non sono spaparanzarsi senza far nulla o quasi.
Al mare, si scarrozzare due volte al giorno, avanti e indrè, le puzzole in spiaggia - che mica è quella difronte a ca, ma quella un chilometro e mezzo più in là. Pensare a soddisfare gli appetiti delle due spitinfie, che oltre ad essere difficili di per sé, sono coadiuvati nella complicazione da un'isola in cui mica trovi tutto. Pulire la casa, che non è una praticissima e svelta casa di mare, ma un appartamento contorto (la cucina è a U 2x3 con la colonna in mezzo due porte e una finestra! tanto per dare un'idea) arredato con mobili antichi. E quindi...
In montagna ero "di turno", perchè la colf della suocera se n'è andata a curare (poveretto) il padre. Perciò eravamo in sei con solo una donna e due mezze a pensare alla gestione caslainga. Gli spitinfi in più erano aumentati passando da due a quattro e arrangiare il pranzo con la cena, conciliando le mie - credo - buone abitudini alimentari, con le discutibili - almeno per me - altrui, non è stato semplice.
Me lo concedete dunque questo riposo settembrino?

In più s'è messa la mia cervicale, associata a un gomito del tennista (anche se non gioco a tennis), a rompere. Ci aggiungo anche la spitinfia maggiore che torna a casa a pranzo ora che è salita alla scuola secondaria di primo grado e che non mi consente grandi voli cuoinari...
Mi sono presa una pausa.

Però ho scovato alcune ricettine con foto che avevo accumulato, da brava formichina previdente, e per un po' - poco però - vivrò dei miei depositi.

Ecco la prima.
Le melanzane ci sono ancora i pomodori pure, nessuno vieta, visto la relativa mitezza del clima di farla ancora.




Ingredienti
per 4 persone

4 melanzane medio-grandi
200 g pomodori maturi o pomodorini ciliegino o datterini
4 cucchiai o più - a piacere - di basilico, menta, maggiorana, prezzemolo tritati
1 pizzico di origano
1 o 2 cucchiai di aceto balsamico a seconda dei gusti
olio e.v.o.
sale e pepe q.b.

Procedimento
Lavare le melanzane, asciugarle, privarle del picciolo, e dividerle in cubi di circa 2-3 cm di lato; credete, meglio non farli più più piccoli: con la cottura si riducono molto (lo si vede dalle foto) e ci si ritroverebbe con cubetti mignon
Disporle in una placca da forno coperta di carta forno, condirle con sale, pepe, un pizzico d'origano e irrorarle con un filo d'olio.
Cuocerle in forno a 180° per 30' circa o finchè son morbide e appena scurite.
Intanto lavare i pomodori (o i pomodorini), tagliarli, svuotarli dei semi (se usate pomodorini e mangiate subito quest'operazione può essere evitata) e ridurli in concassé.
Raccoglierli in una ciotola e condirli col trito aromatico, l'aceto balsamico, un filo d'olio, sale e pepe.

Quando le melanzane saranno cotte, sfornarle, trasferirle nel piatto da portata, e condirle con la marinata di pomodoro. Lasciarle marinare per circa 2 ore prima di servirle a temperatura ambiente.

venerdì 19 giugno 2009

Evabbè... mi tocca anche quest'anno!


VACANZE PER TUTTI

Filastrocca vola e va
del bambino rimasto in città.
Chi va al mare ha vita serena
e fa castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia delle cascate..
E chi quattrini non ne ha?
Solo resta in città:
si sdraia al sole sul marciapiede,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.
Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente:
- Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi;
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decreto
va in prigione difilato.

(G. Rodari)

Anche quest'anno è giunto il momento della chiusura estiva del blog.
"Bella roba! È una vita che non scrivi!"
Vero. Ma col bel tempo viene il giardino dove la "banda del cortile" si gode i giorni in cui sono ancora tutti a casa prima delle partenze. E dove le mamme ciàcolano, sferruzzano, uncinettano, confrontano...
Tempo per la pacata quiete dei giorni freddi non c'è più.
Si fa le mamme a tempo pieno.

E ora mi tocca l'allontanamento lungo dal mio nido, che io a dire il vero lascio mica tanto volentieri. Oltretutto mi tocca arrabattare pranzo e cena in cucine di misura improbabile e geometria indefinita e - soprattutto - pochissimo atrezzate. Sai che gioia, per me...

Vabbè! Ci sentiamo quando torno...
Se ho dimenticato di rispondere a qualcuno in qualche post, perdonatemi: le buone intenzioni c'erano tutte ma sono svanite al sole del giardino....

Ci risentiamo a settembre. Riposatevi e divertitevi tutti. Anche per me.

lunedì 25 maggio 2009

Taboulé di cous cous alle verdure

"Mediterraneo/ paesi tuoi/ guerre ed eroi/ nei mari tuoi./ Popoli e frammenti/ di una verità/ unica/ nel mare/ di diversità./ Mediterraneo/ fratelli tuoi/ negli occhi tuoi/ negli occhi tuoi./ Padre delle muse/ della civiltà/ madre dei cantori/ dell'antichità." Stefano Elia



Prigioniera del cous cous, questa è la verità.
Se la prima volta che feci questa ricetta, avessi saputo che sarei stata condannata a vita a prepararlo ogni estate una notevole quantità, non so se l'avrei mai fatta...

Tutto cominciò qualche anno fa, quando una conoscente, non proprio ferratissima in cucina e con pochissimo tempo mi chiese una cena per festeggiare la fine dei lavori scolastici. Non voleva la classica pasta fredda, non poteva fare un riso perché una degli invitati era allergica e io le proposi, tra gli altri piatti, questo.
Ora tra gli invitati c'erano molti miei amici e conoscenti che impazzirono per questa preparazione, e per il breve scorcio d'estate che io passo a casa, quello e tutti i successivi, mi chiesero di preparare questo piatto.
Alcuni mi hanno chiesto la ricetta, che io ho tranquillamente passato, per poi ritornare a chiedermelo perchè a loro non viene come a me. Manco fosse una difficilissima preparazione di alta cucina!

Ho il sospetto che il "segreto" sia la menta di mia mamma, che le infesta il giardino, ma che continua tenere senza estirparla, in un'area limitata, proprio perchè a me serve in questa stagione in quantità pressochè industriali. Ho provato a trapiantarla, ma o non attacca o non viene con lo stesso sapore intenso e freschissimo... Mah! misteri...

L'ultima volta è stato sabato, dove tutti si sono avventati sul cous cous (a secco) come se non mangiassero da giorni. Il fatto è che il mio brillantissimo coniuge se ne è usicto il giovedì prima con i condomini con cui ci ritroviamo a mangiare in giardino: "Cristina può fare cous cous per tutti". Quindi tra venerdì e sabato ne ho preparato 2 chili e mezzo... Credo che ormai mi esca dalle orecchie.
Tanto più che benchè tutti trovino che sia eccezionale e che la menta e il limone lor endano strepitoso, a me piace, ma non ci farei mai follie, come invece ho visto fare.

Vabbè, provatelo pure voi. Poi mi direte...




Ingredienti

per 4 persone

300 g di cous cous precotto
300 cc di brodo vegetale
½ peperone rosso
½ peperone giallo
1 cetriolo
1 zucchina
1 cipollotto
1 pomodoro ramato (oppure s. marzano)
1 limone
1 mazzetto di menta fresca (possibilmente piperita)
1 cucchiaio di olio e.v.o.
sale e pepe q.b.

per la decorazione:
1 limone non trattato
1 piccolo cetriolo oppure mezzo




Procedimento
Portare il brodo a bollore e versarlo a filo sul cous cous per farlo rivenire, sgranandolo man mano che lo si aggiunge con le mani (se sono a prova di calore) o con una forchetta. Lasciar raffreddare, mescolando e sgranando ogni tanto.
Pulire il pomodoro, togliendo la parte interna acquosa e con i semi e ridurlo in dadolata. Metterlo in un piattino e salarlo leggermente e lasciarlo riposare, affinché perda l'acqua di vegetazione.
Ridurre i peperoni a falde e metterli in forno sotto il grill o su di una griglia sul fornello, per alcuni minuti, fino a che la pelle diventa scura e si solleva. Estrarli dal forno e pelarli. Quindi ridurli a dadolata.
Scottare per 2 minuti in acqua bollente salata (o in microonde a potenza massima per 45 sec.) la zucchina. Tagliarla a metà, togliere la parte molle con i semi e ridurre anch'essa in dadolata.
Sbucciare e ridurre in dadolata anche il cetriolo e tritare grossolanamente il cipollotto.
Aggiungere la dadolata di verdure al cous cous raffreddato e mescolare bene.
Condire con l'olio, il sale e il pepe, la menta fresca tritata e il succo di un limone.

Lasciar riposare al fresco qualche ora. Quindi rimescolare prima di servire e decorare il piatto di portata con fettine di limone e di cetriolo rigate col rigalimoni.




Versione stampabile della ricetta


mercoledì 13 maggio 2009

Girandole con la mozzarella

"Gira volta gira volta volta gira vola/ Volta gira gira volta gira volta vola/ Zucchero limone e neve/ Presa sopra i tetti di tanti anni fa/ Notte dopo notte mamma ancora canterà/ Il giorno che sei nata tu/ Per me nacque un amore/ Mille e mille stelle/ Si cambiaron di colore." Il terzo fuochista - Tosca



Che cosa mangiano una principessa guerriera ed i suoi fidi alleati, che si ristorano in un boschetto dopo una lunga battaglia?
Certo ci vuole qualcosa che ridoni loro la forza dopo la lotta contro il terribile titano Tabellinadell'Otto. Ed un cibo che ristori dopo lo scontro con il Mostruoso Tiranno delle Doppie e il suo crudele sodale l'Orco degli .Accenti.
Ci vuole qualche che rinfranchi e ritempri i nostri prodi, che dia loro energia e prontezza per affrontare la Sfida dei Pattini in linea o il Certame del Nascondino.

Direi che il cibo migliore oltre ai cornetti al forno farciti di Ricciocorno Argentato (che perfortuna ricrescono immantinente appena asportarti)
sono i Vortici energetici portati nel mondo della rete da madama Stefania D.E. e ben presto diffusi per la loro stupefacente bontà.

E come disse messer Vittorio, fido cavaliere della principessa, addentando un cornetto e stringendo ben saldo un vortice: "Certo che tua mamma se la cava bene in cucina!"


Ingredienti

250 g di farina ricca di glutine
100 g di latte - oppure il liquido di conserva della mozzarella stessa, che dà maggior leggerezza e minor grassezza (in questo caso diminuire il sale)
10 g lievito di birra
5 g di zucchero
100 g di mozzarella

25 g di burro
5 g di sale

50 g circa di pomodoro concentrato
origano secco
parmigiano o grana grattugiato q.b.



Procedimento

Tagliare la mozzarella a temperatura ambiente a piccoli pezzetti, con il coltello o con il robot.
Setacciare la farina, disfate il lievito in una piccola quantità di latte appena tiepido e impastare i rimanenti ingredienti, sempre a temperatura ambiente, aggiungendo man mano il latte restante (potrebbe essere necessario meno liquido, in base all'acquosità della mozzarella) fino alla giusta consistenza dell'impasto (che deve essere quello della comune pasta da pizza). Lavorare bene il composto, raccogliere a palla e metterla in una ciotola unta d’olio.

Se si usa la macchina del pane come impastatrice, mettere gli ingredienti nell'ordine indicato dal costruttore, con metà del liquido, e aggiungerlo man mano all'impasto fino a consistenza adeguata.

Coprire con la pellicola e far lievitare per 20-30 minuti.
Manovrando con delicatezza, per non attivare l'elasticità del glutine, togliere la pasta ciotola e stenderla col mattarello ad uno spessore di circa 2,5 mm.
Spalmare col pomodoro, spolverare con parmigiano e origano. Arrotolare il più stretto possibile formando un salame.

Mettere in frigo per una decina di minuti, avvolto nella pellicola, in modo da far indurire un po’ il rotolo, quindi tagliarlo in tronchetti di 1,5 cm di spessore. Disporli su carta forno e far lievitare per circa 60 minuti.


Infornare a 230° per circa 5 minuti.

Si prestano bene a essere preparate in anticipo, poichè anche fredde, mantengono il sapore del formaggio, senza perdere fragranza e freschezza.


Versione stampabile della ricetta.


lunedì 11 maggio 2009

Il vestito della festa

"Bisogna essere ciechi o estremamente aridi se, alla vista di una farfalla non si prova gioia, fanciullesco incanto [...]. La farfalla, infatti è qualcosa di particolare, non è un animale come gli altri, in fondo non è propriamente un animale ma solamente l'ultima, più elevata, festosa e vitalmente importante essenza di un animale. È la forma festosa, nuziale quell'animale che era giacente crisalide e ancor prima affamato bruco. La farfalla non vive per cibarsi e invecchiare, vive solamente per amare e concepire, e per questo è avvolta in un abito mirabile. Tale significato della farfalla è stato avvertito in tutti i tempi e da tutti i popoli. È un emblema sia dell'effimero, sia di ciò che dura in eterno. È un simbolo dell'anima." Farfalle - H. Hesse

Ho mantenuto la promessa e rifatto la torta. Uguale all'anno scorso.
D'altra parte a una come la mia principessa, non si può dire di no. Da subito l'ho capito, quando otto anni fa lasciò il suo "nido" caldo incavolatissima, sputacchiando in faccia alla puericultrice, e rifiutandosi categoricamente di farsi tagliare il cordone ombelicale.
Mi ha lanciato subito uno sguardo deciso, che diceva: "Bene, se questo è il mondo io ne vado alla conquista".
E a dispetto del suo aspetto minuto e apparentemente fragile è una vera guerriera, ora e sempre.
Una farfalla che saprà colorare il mondo...

Questa mattina ha portato anche la torta a scuola, un po' diversa, col permesso della mia principessa-guerriera.
Non ha assolutamente voluto decorazioni in pasta di zucchero, come io avevo proposto. Mi sa che erano troppo frivole per i suoi gusti.
La decorazione deve essere quella. Coi confettini e le codette colorate, proprio come l'avrebbe fatta lei se l'avessi lasciata: niente cose complesse, ma la gioia e la serenità espresse attraverso il gioco dei colori.
Una maglietta, perfetta per giocare con gli amici, con tanti colori così se la sporchi non si vede, con tanti colori come quelli del gioco.
Confessatelo, la indossereste anche voi una maglietta così...

Ieri era anche la festa della mamma...
L'altra principessa, mi ha omaggiato del suo pensiero...
È l'opera di una undicenne, ma per me vale più del capolavoro di un Maestro:

La mia mamma

La mia mamma si chiama Cristina,
ma non è piccolina.
Tra tre è la sorella maggiore
e per le sorelle ha avuto un grande cuore.

Lei è bravissima a cantare,
ma anche a cucinare.
Prepara dei pranzetti deliziosi
è poco dire gustosi.

Il linguaggio dei sordi sa parlare
e tante altre cose sa fare.
Lei è così intelligente
e mai mente.

È buffa e simpatica
ed è una amica mitica.
non so che altro dire,
anzi una cosa solo: le voglio bene da morire.
Per essere una mamma che dice tanti no (tutti quelli che servono), vorrà dire che faccio bene questo lavoro?

martedì 5 maggio 2009

Premi che vengono... premi che vanno...

Non sono precipitata in un buco nero.
Non sono stata rapita dagli alieni.
Sono solo un po' indaffarata e ci metto il doppio del tempo a fare quasi tutto con tutti gli acciacchi (sono una povera vecchietta, che ci volete fare?) e con il gomito scassato (giovedì gli facciamo la radiografia...).
Torno comunque. Con calma ma torno.

Dunque dicevamo di premi...

Lo, che ringrazio SMACK!, mi ha assegnato uno... no due... premi. Boh?
Io li prendo tutti e due... :-D

Il primo:
La cosa divertente che potrei raccontare... mmmh...
L'altra settimana in piscina, mia figlia minore aveva un urgentissimo bisogno di fare pipì. C'era un fila infinita nei bagni e per i servizi e per la doccia. Tutti i servizi occupati, escluso uno, con la porta rotta che non chiudeva perfettamente. Vista l'urgenza suggerisco al mio mostriciattolo: "Andiamo in questo, va. Tanto sei piccola e io mi metto davanti alla porta, così nessuno vede". Lei accetta: "Sì sì, va benissimo. In fondo siamo tutte femmine e noi in bagno siamo discrete, mica sbandieriamo al mondo la pipì quando la facciamo, come i maschi!"

P.s. Questa mostriciattola sabato compie gli anni. Piccola festicciola. Richiesta di dolce: "uguale a quello dell'anno scorso, è quello che si adegua meglio alla mia personalità!"
Sempre stata decisa... fin dalla nascita.

Secondo premio:
É tutto brilluccicoso e sicuramente al mostriciattolo di cui sopra piacerà molto che sia in questo blog.

Giò, invece, mi ha assegnato questo premio:
I miei 8 buoni propositi sono:
1. cercare di fare foto sempre migliori delle mie "produzioni"
2. cercare di non spazientirmi con chi tenderebbe a i perdere le staffe
3. impigrirmi di meno
4. cercare di guarire dalla "sindrome di Mary Poppins", come dice mio marito
5. costringere gli altri abitanti di questa famiglia e riordinare i loro spazi
6. costringere me stessa a riordinare i miei spazi
7. costringere me stessa a buttare via le cose inutili e anche quelle che penso che non lo siano del tutto
8. cercare di non pensare alle vacanze

Li passo a: Serena, Saretta, alla omonima Cri (anche se deve averli già ricevuti) e a Marcela come regalo di matrimonio.

Poi vedo se riesco pure a fare di nuovo lafoodblogger e a postare una ricetta...

giovedì 16 aprile 2009

Focaccia sofficissima alla ricotta

"C'era una volta/ Fata Ricotta/ che aveva una calza rotta/ e una bella camicetta/ che però era troppo stretta" G. Càrcano ed E. Incocciati


Lo sapevo che avrei mangiato carne in modo esagerato.
Non riesco a far capire a mia suocera che non è necessario mangiare carne tutti i giorni. a pranzo. E alla sera aggiungervi salumi e formaggi. É sempre così da un bel po' di anni a questa parte.
Io cerco di svicolare tra ti meandri della carne, ma è una battaglia persa... ho amminoacidi che mi escono fin dalle orecchie.
E le dimensioni della cucina non permettono la gestione di pasti diversi. Che poi sarebbe pure stancante: mica sono un ristorante!
In più ne cucina sempre troppa, così gli avanzi entrano ed escono dal frigorifero per giorni oppure restano in attesa della mia fantasia per trasformarsi... Ma la fantasia ha bisogno di disponibilità di materiali e di apprezzamento per sbocciare. E neppure quella c'è. Uff!

Vabbè...
Per rimediare, ora mi sto "disintossicando". Niente carne per questa settimana.
E anche prima, mettendo in preventivo l'eccesso avevo abbondato con tutto il resto del patrimonio alimentare.
Infatti avevo fatto questa focaccia.
Anche se un po' di proteine pure lei ce le ha, se invece che con i salumi si mangia con verdure cotte o crude, da grande soddisfazione alle papille e allo stomaco.
Un'idea molto adatta a cene in piedi o a pic nic, visto che è stagione.
Una cosa quasi estemporanea, nata da un mix di ricette del mio archivio, per smaltire una ricotta in scadenza e un uovo che era scomodo da trasportare. Un uovo solo, ma come spesso succede quando le compro dal mio lattaio, con due tuorli (gallina vecchia non solo fa buon brodo ma pure uova gemellari). Che si sono rivelati perfetti.
Ne è uscita una focaccia morbida morbida, soffice soffice e buona buona...

L'impasto si può fare anche in planetaria o in macchina del pane mettendo gli ingredienti secondo le disposizioni del costruttore.

Si può mangiare sia tiepida che fredda.
Conservata in sacchetto di nylon chiuso , una volta raffreddata, è ottima anche il giorno dopo.



Ingredienti

lievitino
100 g farina forte
100 g acqua
12 g lievito di birra

impasto
400 g di farina forte
250 g ricotta
1 uovo+1 tuorlo
50 g olio evo + 2 cucchiai
acqua q.b. (dipende dalla consistenza della ricotta, potrebbe anche non servire)
sale

olive verdi - se si vuole - per guarnire

Procedimento

Preparare il lievitino, facendo una pastella con gli ingredienti indicati. Far lievitare per circa mezz'ora.

Fare una fontana con la restante farina, aggiungervi il lievitino, la ricotta, le uova e l'olio.
Amalgamare fino ad ottenere un impasto della consistenza di quello della pizza, aggiungendo l'acqua solo se necessaria.
Mettere a lievitare coperto a temperatura ambiente fino al raddoppio.
Disporre senza reimpastare e con delicatezza l'impasto su una teglia da 32 cm di diametro. Spennellare
con una salamoia fatta con 2 cucchiai di olio evo, 2 cucchiai di acqua e sale. Mettervi, se si vuole delle olive verdi o nere di guarnizione.
Lasciar lievitare ancora una mezz'ora.
Infornare in forno già caldo a 180° per 20-25 minuti circa.


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martedì 7 aprile 2009

Tagliolini all'uovo con bruscandoli

"Da i verdi umidi margini/ la violetta odora,/ il mandorlo s’infiora/ trillan gli uccelli a vol." G. Carducci


Giovedì parto per qualche giorno. Dovrei ritornare lunedì sera (spero proprio...).

Non ne sono per nulla entusiasta. Anzi.
Non mi divertirò, non mi riposerò e non farò cose che mi piacciono, nè mangerò qualcosa di speciale.
Perchè vado, allora? Perchè devo. Non chiedetemi perchè, ma è così.

Avrei voglia di primavera, di casa e di sereno...
Avrei voglia di erbette fresche, di verdure giovani, di profumi e di colori.
Non avrò nulla di tutto ciò, se non su questo blog...
Per questo lo lascio con un piatto di primavera, semplice ma buono, come piace a me.

Per questo lo lascio a voi.
Vi auguro una Pasqua serena e felice. Con tutti i vostri cari, quelli che davvero vi stanno nel cuore..


Ingredienti
per 4 persone

per i tagliolini
2 uova
200 g di farina di semola di grano duro + un poco per la spianatoia
(oppure 250 g di tagliolini all'uovo di produzione artigianale)

per il condimento
1 mazzetto di brucandoli di circa 200 g
1 noce di burro
sale e pepe q.b.
4 cucchiai colmi di parmigiano grattugiato



Procedimento

Preparare la pasta all'uovo come d'abitudine.
Tagliarla in tagliolini un po' spessi, adatti ad essere cotti asciutti (tipo spaghetti quadri).
Pulire i bruscandoli come descritto qui.
Tritare grossolanamente i gambi e mettere da parte le punte.
Far sciogliere in una padella il burro, buttarvi i gambi dei bruscandoli , salare e pepare. A metà cottura aggiungere le punte. Aggiungere eventualmente un po' d'acqua o di brodo per portarli a cottura.
A noi piacciono disfatti, quasi a crema, in questo caso occorrono circa una decina di minuti. Se si vogliono più consistenti, basta un tempo inferiore.
Nel frattempo portare a bollore una pentola d'acqua, salarla e cuocere i tagliolini.
Scolarli al dente e spadellarli con i bruscandoli, aggiungendovi se necessario un po' di acqua di cottura, e un'altra piccola noce di burro. Aggiungervi il parmigiano, mescolarli ancora e servirli.


La ricetta in versione stampabile.

venerdì 3 aprile 2009

Angelica con fichi caramellati e noci

"Le onde s'infrangevano una ad una/ Io stavo sola con la sabbia e con la spuma/ del mare che cantava soltanto per me." S. de Mello Breyner



Si può migliorare la perfezione?
Si può, si può...


Notare che io per quella cena stavo scervellandomi per trovare il dolce giusto, non troppo dolce, non troppo pesante, non... troppo. La mia amica invece se ne esce tranquilla tranquilla: "Fai l'angelica , che a noi piace tanto".
Va bene, ma io non son contenta se non faccio qualcosa che soddisfi anche il mio lato "creativo", chiamiamolo così..
Allora ci ho pensato e ripensato, mi sono consultata e alla fine..."Eureka!".


Ho farcito l'angelica a modo mio, dopo aver provato la classica, poi le nocciole con il cioccolato in gocce e anche solo frutta secca.
Ho messo i miei fichi caramellati prodotti l'anno scorso (quelli cardamomo), tagliuzzati e con il loro caramello e noci spezzate grossolanamente.



Credo di non aver mai mangiato un lievitato così buono. É incredibile quanto sia ammaliante l'insieme. Il morbido e il croccante, il dolce e il piacevole amarognolo della noce, avvolta dal caramello del fico, l'improvviso ma leggero aroma del cardamomo, il tutto nell'equilibrato sapore dell'impasto. Persino il mio ospite che non fa mai ma proprio mai follie per i dolci ha detto: questo dolce è veramente come piace a me. E se ne è portato a casa un quarto (e quando lo ha finito quasi litigava con la moglie perchè ne voleva ancora).


Devo dire che i fichi quest'anno mi son venuti particolarmente buoni, forse anche perchè erano molto sodi e polposi. I migliori mai fatti.

Ma se l'angelica é buona e i fichi anche, insieme diventano paradisiaci.
É finita in un soffio (anche non tenendo del quarto omaggiato). E per noi - mangiatori mediocri di dolci - è segno che era qualcosa di veramente speciale
Naturalmente niente glassa che a me proprio non piace (ma neppure ai miei ospiti).

Ingredienti

Lievitino
135 g di farina forte
13 g di lievito di birra
75 g di acqua

Impasto
400 g di farina forte
75 g di zucchero
120 g di latte tiepido
3 tuorli d'uovo
1 cucchiaino di sale
120 g di burro morbido

Farcitura
100 g di fichi caramellati
75 g di gherigli di noci spezzettati
30 g burro fuso

zucchero a velo

Procedimento

Impastare ingredienti del lievitino e lasciare lievitare al coperto per 30 minuti circa.

Mettere in una ciotola la farina a fontana, versarvi il latte tiepido, quindi i tuorli, lo zucchero e il sale e progressivamente impastare.
Incorporare il burro all'impasto e per ultimo il lievitino.
Lavorare l'impasto finché è compatto ed omogeneo e si stacca dalle pareti della ciotola (a mano l'ultima fase riesce meglio sulla spianatoia).
Lasciare lievitare coperto in una ciotola per un paio d'ore, o finché l'impasto sarà raddoppiato di volume.

Tagliare i fichi caramellati a pezzettini.

Mettere l'impasto sulla spianatoia infarinata e, con delicatezza e senza lavorarlo, per non risvegliare il glutine, stenderlo con il mattarello in una sfoglia di circa mezzo centimetro di spessore.
Spennellarla con il burro fuso e cospargerla con i fichi caramellati e le noci spezzettate
Arrotolarla con delicatezza e con un coltello, ben affilato ed eventualmente unto di burro, tagliare il rotolo in due nel verso della lunghezza.
Disporre le due metà ottenute con il taglio verso l'alto e intrecciarle, facendo in modo che la parte tagliata resti il più possibile all'esterno. Quindi chiudere l'intreccio ad anello.
Porlo su una teglia coperta di carta forno e far lievitare ancora per un'oretta.

Infornare in forno già caldo a 200° C e cuocere per 20-25 minuti circa.
Sfornare e spolverare di zucchero a velo.


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