martedì 20 gennaio 2009

Frittelle di carnevale alla ricotta

"Buona sera, graziosa mascherina,/ che cosa porti dentro la cestina?/ Porto, se volete, l'allegria/ a tutta la gentile compagnia./ E chi ti manda, mascherina bella?/ Carnevale che vuole una frittella/ ed egli vi regala questi qua:/ coriandoli e lustrini in quantità./ E vi regala questo mio balletto,/ un inchino, signori, uno sgambetto./ Eccoti, mascherina, le frittelle./ Grazie di cuore e tante cose belle." T. Romei Correggi


Da sempre, a casa di mia mamma le frittelle di carnevale erano quelle di semolino. Sono tipiche dell'area del vicentino da cui provenivano i miei bisnonni.
Se devo però essere sincera non mi sono mai piaciute un granchè, preferivo i crostoli, o i galani - come li chiamava la mia nonna veneziana - o le bugie - come dicevano in Piemonte, quando abitavo lì.
Non mi piacevano perchè erano un po' mollicce, le dovevi mangiare in giornata, perchè il giorno dopo erano gommose. E in più si doveva per forza metterci l'uvetta, se no sapevan di poco e a me l'uvetta da piccola non piaceva proprio; ora la sopporto, ma non ne vado pazza.
Conoscevo poi le frittelle con la pasta lievitata, tipo krapfen. Ma mia mamma - visto che quella sua era all'epoca la "mia" cucina, mai mi avrebbe lasciato preparare qualcosa col lievito di birra, dato che ne aveva, ma non so il motivo, il terrore dell'uso.
Sapevo di qualcuno che le faceva coi preparati... brrr! Altri col preparato per budino... aribrrr!

Poi un giorno, andai a una festa a casa di una mia compagna di liceo e assaggiai delle frittelle buonissime, morbide, per nulla unte, con un piacevole retrogusto di latte. Con uvetta, senza, con le gocce di cioccolato... erano comunque buone. Chiesi spudoratamente la ricetta, che mi diedero molto gentilmente (anzi la mamma della mia compagna era piacevolmente stupita che mi interessassi di cucina...). E arrivai a casa trionfante con la mia ricetta, perchè la volevo rifare.


Mia mamma la lesse e disse: "Questa ricetta è impossibile che venga". Io, testarda sia perchè le avevo mangiate, sia perchè cominciavo ad avere la certezza che mia mamma cucinava per soppravvivenza o poco più, mi impuntai. E ottenni di farne una piccola dose, più che altro per farmi smettere di mugugnare.
Le feci e non solo mia mamma si ricredette, ma credo che si sia d'un botto, all'assaggio, bellamente scordata della sua ricetta di famiglia. Ora - la rara volta che le fa, dato che lei odia fortissimamente friggere - fa queste e nessuno ha mai chiesto di ritornare indietro.

Ho sempre ricevuto solo riscontri positivi su queste, sia da chi le ha mangiate, che da chi le fatte, dopo avermi chiesto la ricetta. Si prestano ad accontentare tutti, perchè sia con l'uvetta, con i pinoli, col cioccolato, sia semplici semplici, sono comunque molto buone. Assorbono pochissimo l'olio di frittura, a patto chiaramente che vengano cotte come si deve in olio profondo (anche se non si ha la fàrsora, che è il nome veneto della padella nera di ferro tipica per le fritture) e sono buone anche il giorno dopo.
So anche di qualcuno che le ha congelate con successo. A me non è mai capitato di doverlo fare: sono sempre finite in brevissimo tempo.

Non si prestano ad essere farcite con la crema, perchè l'interno è abbastanza compatto, anche se nulla vieta di provarci.


Ingredienti

- 500 g di ricotta
- 500 g di farina 00
- 300 g di zucchero
- 3 uova
- 3 tazzine da caffè di latte
- aroma a piacere (può essere anche un po' di liquore se i destinatari sono adulti)
- uvetta o pinoli (si possono omettere se non piacciono)
- 1 bustina di lievito per dolci

Procedimento

Mescolare la ricotta setacciata con lo zucchero. Aggiungervi le uova ad una ad una, quindi la farina anch'essa setacciata e l'aroma scelto.
Se piacciono, aggiungere l'uvetta messa a bagno, strizzata e infarinata e/o i pinoli.
Aggiungere il latte progressivamente (potrebbe volercene anche meno, a seconda della grandezza delle uova e della ricotta utilizzate e del tipo di aroma scelto), fino ad ottenere un impasto cremoso e pur tuttavia abastanza consistente (la densità di un budino rassodato, darei come "metro").
Alla fine aggiungere il lievito setacciandolo e incorporarlo bene.
Friggere nella friggitrice elettrica o in una pentola alta a olio caldo, facendo cadere l'impasto da un cucchiaino, poco alla volta. Friggerle finchè assumono un bel colore dorato. Scolarle su carta assorbente e cospargerle di zucchero a velo.

Una curiosità a proposito di frittelle.

In Veneto, la frìtola è in genere un dolce carnevalesco, anche se a Venezia nei tempi passati le fritolere friggevano tutto l'anno e vendevano i loro prodotti lungo le vie pubbliche. Vi sono anche fritole di altro genere che si mangiano in altri periodi dell'anno (quelle con l'erba maresina, per esempio)

Il termine fritola, oltre a designare il dolce, ha anche un significato più... goliardico. Per cui, se una ragazza faceva delle belle frittelle rotonde, con pochi sbafi di pasta, era considerata più che una buona cuoca, una buona fattrice, perchè possedeva "un bello stampo".
Queste frittelle, che vengono rotonde non per virtù della cuoca ma dell'impasto, mi hanno sempre procurato lodi sia per la bontà per la forma.

Siete comunque avvisate: a offrire frittelle ai veneti, andate incontro a commenti su abilità che trascendono la cucina.



Con questa ricetta, vorrei partecipare alla raccolta "A Carnevale ogni ricetta vale" del blog "Le Ricette di Carolina"


7 commenti:

Carolina ha detto...

Grazie per aver partecipato alla mia raccolta! Tempo fa avevo visitato il tuo blog e mi era piaciuto da subito.
Buona serata!

Lo ha detto...

ma che meraviglia ora voglio le frittole sisisisisi....:)...ma quando è carnevale?

Cristina B. ha detto...

@ Carolina, prego e torna spesso a visitarmi (e a commentare ;-) chiaramente)

@ Lo, dipende... per mia nonna e mia mamma il 7 gennaio (infatti da bambina io cominciavo a strafantarmi da quel giorno); in italia in generale credo che la data sia il 17 gennaio, sant'Antonio eremita.
Le fritole via aerea non le posso ancora inviare... porta pasiensa...

Lo ha detto...

cioè questa settimana è carnevale??? no dai.....ma non è a febbraio? ma quando....bho

Cristina B. ha detto...

la settimana clou del carnevale è l'ultima, quella grassa che precede il Mercoledì delle Ceneri (escluso il Rito ambrosiano) e quella cade sempre a febbraio. Quando, dipende dalla luna, che determina la Pasqua, che a sua volta detemina la Quaresima e quindi anche il Carnevale. Però l'inizio del Carnevale è mooooooolto prima cioè è tutto il periodo che va dall'Epifania (o dal giorno di sant'Antonio abate, o dalla Candelora il 2 febbraio, a seconda dei luoghi e delle tradizioni) fino alla quaresima in cui si "leva la carne" (da cui appunto la parola carnevale).
Ho fatto abbastanza la prof? :-P

Lo ha detto...

però mi hai illuminato... o quasi...ora ho capito....poi qui è ambrosiano! grazie! smuacks

Mirtilla ha detto...

interessantissima ricetta ;)
mi prendo subito il link e lo metto da parte

un bacione