mercoledì 4 maggio 2011

Prima che sia troppo tardi: rosole spadellate (con bracioline di maialino da latte)

"o primavera! con quel verde d'agli,/ coi papaveri rossi, la cui testa/ suona coi chicchi, simile a sonagli;" G. Pascoli - Primi poemetti



Cosa c'è di più romantico di un campo di papaveri, di una distesa di macchie rosse tra il grano ancora verde?
Persino Monet ne subiva il fascino, dipingendoli spesso, macchie di gioia in un sereno verde...



Peccato che per colpa dei diserbanti (di sintesi o naturali, il risultato non cambia) i papaveri stiano scomparendo dall' Europa. Perché purtroppo sono considerati, assieme ad altre 140 specie vegetali, alla stregua di "erbacce" dannose per i raccolti, essi riescono ormai a sopravvivere solo ai bordi dei campi.
Nell'erbario di Paolo Lioy che ho rideterminato per la mia tesi di laurea erano indicati come "comunissimi nei campi"... io ormai li vedo solo più lungo gli incolti...

Ma se se ne conoscesse di più la bontà mi sa che verrebbero addirittura coltivati. Al di là dell'uso dei loro semi.

Ricordo che il papavero rosso comune (Papaver rhoeas o rosolaccio) è solo un lontano parente di quello da oppio. E che i suoi semi, comunemente usati, hanno un buon sapore di nocciola e un blando potere calmante sia sul sistema nervoso che sulla tosse.

Tornando al nostro caso, però, loro rosetta basale primaverile, prima che compaia il bocciolo, e che qui in Veneto viene comunemente chiamata "rosola" è un simil-radicchio dal sapore strepitoso.
Non è semplice da individuare se non si sa che in quel luogo a fine maggio fioriranno i papaveri, può essere confusa con un più comune radicchio.


Il sapore però - nonostante io sia una fan dei radicchi di campo - é decisamente superiore e senza confronto.

Non richiedono una gran preparazione.
Vanno pulite, "temperando" la radichetta come si fa per i radicchi.
Una volta ben lavate, vanno sbollentate: io le metto in pentola giusto con l'acqua appena sgrondata e le faccio cuocere qualche minuto dalla ripresa del bollore. Se le volete mangiare semplicemente bollite, fatele cuocere un po' di più, giusto che il rachide della foglia risulti tenero.
Altrimenti, dopo averle ben scolate, si ripassano in padella con un po' d'olio o - come si usava e ai colesterol-temerari piace fare - nel po' di grasso che rilasciano alcune fettine di pancetta brevemente rosolate.



Io, per l' "ultima cena" così ho fatto, per accompagnare delle bracioline di maialino da latte, velocemente passate nel pane grattugiato e rosolate.
Per me è stato un secondo con contorno divino... E non solo per me...


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