domenica 18 dicembre 2011

Felice Natale e Sereno Anno Nuovo



A GESU' BAMBINO

La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!

Tu, Re dell’universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.

Gesù, fa' ch'io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa' che il tuo dono
s'accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel Tuo nome.

Umberto Saba

sabato 26 novembre 2011

Halloween 3: dolcissimi ragnetti

"Sotto le scale io spappolo i cervelli,/ dita come serpi e ragni fra i capelli!/ Questo è Halloween!/ Questo è Halloween!/ Halloween! Halloween! Halloween! Halloween!" da This is Halloween Nightmare before Christmas


Ingredienti
2 uova
200 g di burro
150 g di zucchero a velo
100 g di cacao in polvere
400 g di biscotti secchi

codette di cioccolato
perline decorative
rotelle di liquirizia

Procedimento



Tritare nel mixer i biscotti, fino a ottenere un briciolame abbastanza fine, quasi una farina.
Lavorare a crema il burro con lo zucchero. Aggiungere lavorando le due uova, quindi il cacao fino ad ottenre una crema scura.
Incorporare un po' alla volta il briciolame di biscotti. fino ad avere un impasto molto denso (una cosa tipo malta...).
Raffreddarsi le mani sotto l'acqua fredda, altrimenti vi si quaglieranno in mano mentre li formate. Prelevare un po' di impasto con un cucchiaino da tè e formare con questo delle palline della dimensione di una noce.
Rotolarle nelle codette di cioccolato, quindi mettere due perline decorative per fare gli occhi.
Srotolare le rotelle di liquirizia, tagliare i nastri a toccheti di circa 2 cm di lunghezza e dividerlinei due cordoncini. Inserirli nella pallina di impasto per fare le zampette 
Chi mi dice che i ragni ne avrebbero otto (mica sono una naturalista bislacca!), lo sfido a infilarne in quelle palline più di sei senza rendere goffo il risultato


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lunedì 14 novembre 2011

Halloween 2: dolcetti... coi vermetti

"Questo è Halloween!/ Spaventoso Halloween!/ Dacci un dolce o il terrore ti attanaglierà!/ Urla anche tu! Fuggi via da qui!/ E' il paese di Halloween!" da This is Halloween Nightmare before Christmas


Ingredienti
per circa 14 dolcetti

190 g di farina autolievitante (oppure farina 00 e mezza bustina di lievito per dolci)
120 g di zucchero
110 g di olio di semi di arachide
110 g di acqua
40 g di cacao amaro
3 uova
1 pizzico di sale

ad Halloween: caramelle gelatinose a forma di vermetto

   
Vanno lavorati come i muffin classici, prima i liquidi poi i solidi, senza lavorare troppo
Mescolare, dunque, l'olio con l'acqua, quindi aggiungervi le uova una alla volta sempre mescolando, un pizzico di sale e infine lo zucchero. Setacciare insieme la farina e il cacao e unirli ai liquidi .
Versare il composto negli stampini per muffin unti e infarinati, ma meglio se rivestiti coi pirottini.
Cuocere in forno già portato a 170° per 20 minuti circa.

Versione di Halloween coi vermetti
Una volta raffreddati, tagliare a metà i vermetti di gelatina e inserirli nei dolcetti.
Pronti per "dolcetto o scherzetto"!

mercoledì 2 novembre 2011

Halloween 1: dita di strega

"Quanti orrori attorno a te!/ Senza ribrezzo che vita è?/ Tutti qui/ Viviamo così/ Nel paese di Halloween" da This is Halloween Nightmare before Christmas



Ingredienti  
300 g di farina autolievitante
130 g di zucchero
65 g di burro
1 uovo
latte q.b.
sale
mandorle sbucciate

facoltativo
marmellata di fragole o lamponi
colorante alimentare rosso



Procedimento
Unire alla farina il burro a temperatura ambiente, lo zucchero e l'uovo. Impastare, aggiungendo se necessario, qualche cucchiaio di latte.

Dividere l'impasto in pezzi della grandezza circa di una noce e formare dei rotolini di 1 cm scarso di diametro (aumentano in cottura) e della lunghezza di un dito. Stringerlo un po' a livello delle articolazioni e segnarle con qualche riga fatta con uno stuzzicadente (le nostre sono un po' sparite cuocendo... pazienza). Mettere sulla punta una mandorla per simulare l'unghia, inserendola bene nell'impasto.

Cuocere in forno a 180° per 15 minuti circa. Non fare scurire.Non rimuoverli dalla placca finchè non sono freddi.

Per un effetto più macabro, una volta raffreddati, è possibile intingere la parte "mozzata" in un po' di marmellata di fragole o lamponi e colorare l'unghia con colorante alimentare rosso.

Con lo stesso impasto è possibile modellare delle ossa.

lunedì 24 ottobre 2011

Quiche di zucchine con i fiori

"Nel mattino d'estate/ fiore grida dall'orto/ gialla soave avvenenza/ tra ortaggi adespoti/ di increspate foglie e radici." Gialli fiori di zucca - Axelmen 73


Ingredienti
per la base
pasta brisée 

per il ripieno
250 g di ricotta, meglio se di bufala
100 g di panna da cucina
200 g di zucchine
30 g di parmigiano grattugiato
2 uova
6-8 fiori di zucca
olio e.v.o.
burro
sale e pepe q.b.


Procedimento
Preriscaldare il forno a 190°.

Pulire i fiori di zucca con uno straccetto umido e privarli del pistillo.
Spuntare le zucchine, tagliarle a rondelle e fatele rosolare brevemente, a fuoco vivo, in una noce di burro Salare, pepare e spegnere. In una ciotola sbattete le uova con la ricotta, la panna non montata, il parmigiano e un pizzico di sale e di pepe.

Sulla spianatoia.infarinata, tirare la pasta a mm 3 di spessore, poi foderare una teglia bassa già imburrata e infarinata. Riempirla con le zucchine rosolate e con il composto d'uovo e ricotta, quindi passarla nel forno circa 5 minuti, affinché le uova abbiano il tempo per incominciare a rapprendersi.
Allora, sfornare e disporre sulla superficie della quiche i fiori di zucca. Rimettere nel forno ancora per 25 minuti circa.
Servire la quiche e tiepida, o fredda.

venerdì 23 settembre 2011

Un piccolo inganno: cake salato con pomodori secchi, olive nere e scamorza.

"È così vivo settembre in questa terra/ di pianura, i prati sono verdi/ come nelle valli del sud a primavera." S. Qausimodo - Ora che sale il giorno

 


Ingredienti
300 g farina auto-lievitante
200 ml latte
3 uova
50 ml olio EVO (oppure, se è buono, l'olio dei pomodori secchi)
50 g di formaggio stagionato grattugiato
150 g scamorza
20-25 olive nere
10-12 pomodori secchi sottolio
sale q.b. 


Procedimento
Mescolare le uova con il latte e l'olio.
Aggiungere la farina, il formaggio grattugiato e il sale (con parsimonia perché il formaggio già conferisce sapore).
Aggiungere i pomodori secchi e le olive tagliati a pezzettini, e la scamorza tagliata a cubetti

Imburrare e cospargere di pangrattato uno stampo da plum cake grande (il mio misura circa 30x12 cm nei punti più larghi), e versarvi il composto.
Infornare subito in forno preriscaldato a 200°. Dopo 10 minuti di cottura, abbassare la temperatura a 180 gradi.

Cuocere per circa 40 minuti in tutto, verificando con la prova stecchino.

Servire tiepido o a temperatura ambiente.



mercoledì 7 settembre 2011

Quiche ai carciofi

"Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero,/ ispida edificò una piccola cupola,/ si mantenne all'asciutto sotto le sue squame..." P. Neruda - Ode al carciofo


Ingredienti

per la base
pasta brisée fatta con questa ricetta o con una a vostro piacere

per il ripieno250 g di ricotta, meglio se di bufala
100 g di panna da cucina
300 g di carciofi mondati
100 g di grana o pecorino grattugiato
3 uova
1 spicchio di aglio
olio e.v.o.
sale e pepe q.b.

Tagliare a spicchi i carciofi; mettere a rosolare lo spicchio d'aglio in un po' d'olio e.v.o. e quando sfrigola aggiungervi i carciofi. Salare, pepare, incoprerchiare e portare a cottura qausi ultimata (termineranno la cottura in forno, aggiungendo, se serve, un po' d'acqua. Laciare intiepidire coperto.

Preparare la pasta brisée secondo le indicazioni.
Una volta lasciata riposare in frigo stenderla in una sfoglia alta circa 3 mm e foderare uno stampo da crostate rivestito di carta forno.

Preriscaldare il forno (meglio se ventilato a 200°) . Bucherellare il fondo della pasta con la forchetta.

In una ciotola battere le uova con un po' di pepe. Aggiungervi, sempre sbattendo, la ricotta, la panna, il formaggio grattugiato ed infine i carciofi ormai tiepidi (se preferite potete tritarli grossolanamente per rendere più uniforme il ripieno, trattenendone qualche spicchi per la decorazione.
Versare il composto nella quiche. Decorare il centro con i carciofi messi da parte.

Infornare e cuocere la quiche per circa 25 minuti o fino a che la superficie è leggermente brunita.

mercoledì 4 maggio 2011

Prima che sia troppo tardi: rosole spadellate (con bracioline di maialino da latte)

"o primavera! con quel verde d'agli,/ coi papaveri rossi, la cui testa/ suona coi chicchi, simile a sonagli;" G. Pascoli - Primi poemetti



Peccato che per colpa dei diserbanti (di sintesi o naturali, il risultato non cambia) i papaveri stiano scomparendo dall' Europa. Perché purtroppo sono considerati, assieme ad altre 140 specie vegetali, alla stregua di "erbacce" dannose per i raccolti, essi riescono ormai a sopravvivere solo ai bordi dei campi.
Ma se se ne conoscesse di più la bontà mi sa che verrebbero addirittura coltivati. Al di là dell'uso dei loro semi.

Ricordo che il papavero rosso comune (Papaver rhoeas o rosolaccio) è solo un lontano parente di quello da oppio. E che i suoi semi, comunemente usati, hanno un buon sapore di nocciola e un blando potere calmante sia sul sistema nervoso che sulla tosse.

Tornando al nostro caso, però, loro rosetta basale primaverile, prima che compaia il bocciolo, e che qui in Veneto viene comunemente chiamata "rosola" è un simil-radicchio dal sapore strepitoso.
Non è semplice da individuare se non si sa che in quel luogo a fine maggio fioriranno i papaveri, può essere confusa con un più comune radicchio.


Il sapore però - nonostante io sia una fan dei radicchi di campo - é decisamente superiore e senza confronto.

Non richiedono una gran preparazione.
Vanno pulite, "temperando" la radichetta come si fa per i radicchi.
Una volta ben lavate, vanno sbollentate: io le metto in pentola giusto con l'acqua appena sgrondata e le faccio cuocere qualche minuto dalla ripresa del bollore. Se le volete mangiare semplicemente bollite, fatele cuocere un po' di più, giusto che il rachide della foglia risulti tenero.
Altrimenti, dopo averle ben scolate, si ripassano in padella con un po' d'olio o - come si usava e ai colesterol-temerari piace fare - nel po' di grasso che rilasciano alcune fettine di pancetta brevemente rosolate.



Io così ho fatto, per accompagnare delle bracioline di maialino da latte, velocemente passate nel pane grattugiato e rosolate.
Per me è stato un secondo con contorno divino... E non solo per me...

sabato 23 aprile 2011

S. Pasqua 2011 - Auguri!


Resurrexit!

Attraverso la storia
il Tuo volere verga
di fuoco
le tracce
dei passi
di genti smarrite
su strade di morte.

Luce nuova
sfalderà
la notte
in lame di speranza.

Resurrexit!

Monito d'amore.
Solo
chi ha perduto
vincerà.


mercoledì 20 aprile 2011

Esperimento di primavera HL11965: gnocchi ai bruscandoli

"Addio, pioggia! Qualche stilla/ dai molli alberi si stacca:/ ogni foglia, fiore o bacca/ al novello sole brilla./
Consolato il mondo tace./ Su ciascuna afflitta cosa/ come un balsamo si posa/ la serena amica/Pace." A. S. Novaro

Prima di parlarvi di questa idea nata tra la sfida e il caso, descriviamo per bene i bruscandoli, che non andiate a raccogliermi convolvolo, vitalba, tamaro, o magari qualcosa di peggio...

I bruscandoli, come ho già detto, sono i getti germinativi del luppolo - Humulus lupulus L. - e se badate solo alla punta sono uguali a tutti gli altri getti di primavera.

Per riconoscere quelli veri - e buoni, non erbe con tossine varie - dovete guardare due cose: le foglie e il fusto.
Le foglie sono ovate o vagamente cuoriformi, a margine seghettato, picciolate, opposte con incisioni da assenti, come nella foto sopra, a più o meno profonde che formano tre lobi (in alcuni luoghi si trova la specie H. japonicus, che ha 5 - raramente 7 - lobi), provviste di stipole (strutture poste alla base del picciolo) libere non saldate al picciolo. La pagina superiore si presenta ruvida al tatto, la pagina inferiore è invece resinosa. Come queste:


Sui fusti, soprattutto quelli giovani, sono visibili sei striature scure nelle quali sono inserite brevi spinule ottuse che conferiscono scabrosità al ramo, ben verificabile facendo scorrere i polpastrelli delle dita lungo di esso, in un senso e nell’altro della lunghezza del rametto. Eccole qui e si vedono anche le spine ottuse (anche nella foto sopra):


Qualcuno mi ha chiesto se secondo me era possibile fare gli gnocchi coi bruscandoli, utilizzando la ricetta di quelli al radicchio. Le dritte che ho dato però non hanno dato frutti e quindi ho deciso di darmi all'esperimento.
La fortuna arride agli audaci e mi è stata propizia. L'esperimento non solo è andato bene, ma è stato molto gradito.
L'unica cosa, non ho foto del piatto finito, perché li hanno voluti conditi con solo olio e un po' di grana, per capire bene il sapore. che per altro, benché non fosse intenso come quello del risotto, era buono e distinto. Comunque era un piatto un po' "triste" e quindi niente foto.





Ingredienti

1 mazzetto di bruscandoli - circa 200 g
350 g di farina bianca 00 (più un po' per la spianatoia)
200 ml di latte
150 ml di acqua
20 g burro
sale e pepe q.b.
1/4 di bicchiere di vino bianco


Procedimento



Pulire i bruscandoli come indicato qui puliti al solito e tritarli grossolanamente. Mettere 5 g circa di burro in un padellino antiaderente, e cuocerli cinque minuti; quindi sfumarli con il vino bianco e spegnere quando si è pressochè asciugato.

Tritarli ancora più sottilmente così da rompere meglio le fibre.
Mettere a bollire il latte con l'acqua in una pentola abbastanza larga. Quando comincerà a fremere aggiungere i bruscandoli tritati e appena riprende a bollire, buttare tutta la farina e - a fiamma bassa - continuare a mescolare con energia con un cucchiaio di legno fino a che si formerà una palla che si stacca dalla pentola (come la pasta choux).

Mettere la palla sulla spianatoia e continuarle a lavorarla fino ad ottenere una massa liscia da cui si taglieranno nel modo classico gli gnocchi.

Condirli con burro fuso (o volendo del buon olio e.v.o.) e grana grattugiato, anche a grosse scaglie.

sabato 16 aprile 2011

La fitoalimurgia non è uno sport

"La Peppina fa il caffè/ fa il caffè con pepe e sale/ l’aglio no, perché fa male/ l’acqua sì, ma col ptrolio/ insalata, aceto e olio/ quando prova col tritolo/ salta in aria col caffè…" Martucci - Anelli


Mi sono resa conto che io parlo di erbe spontanee e le uso, e magari invoglio qualcuno a provare. Oppure ci sono persone che in bilico tra la moda e la voglia (mi veniva "mania" ma era eccessivo) del naturale, del "sano perchè naturale", si danno alla raccolta di erbe con conoscenze minime o empiriche, basate magari sulla lettura di qualche libro con alcune figure.
E questo è pericoloso. Può esserlo davvero moltissimo.
Le persone anziane che raccoglievano erbe per integrare una dieta povera, le conoscono e le riconoscono. La pratica fatta fin da bambini e con costanza, i trucchetti che i nonni insenavano li aiutavano.
Inoltre alcune piante raccolte, anche se vagamente tossiche, venivano comunque mangiate perchè la scelta era tra un brutto mal di pancia e la fame...
Per noi moderni animali di città (anche se si vive in campagna lo si è: chi non ha elettricità, acqua corrente e telefono??) abbiamo spesso perso questo patrimonio orale e ci diamo all'hobbistica.
Si può essere bravi in qualcosa per hobby, ma non si può mettere in pericolo la vita propria e altrui per il diletto o per "passione del naturale".

A tal proposito, vi consiglio di scaricarvi questo bel pdf del centro antiveleni di Niguarda. É semplice, ben fatto e soprattutto mette in chiaro quanto può essere pericoloso improvvisarsi raccoglitori di erbe spontanee.
Riportiamo da qui la definizione e un chiarimento sulla fitoalimurgia.
La raccolta di piante spontanee per scopi alimentari prende il nome di Phytoalimurgia = Fitoalimurgia, che letteralmente significa “alimenti vegetali spontanei raccolti dall’uomo in momenti di carestia”. La Phytoalimurgia, ai nostri tempi, è un passatempo di moda, come se fosse una novità. Nella società attuale, la fitoalimurgia riveste ruoli ben diversi rispetto a quelli del passato: non più necessità alimentare, ma puro interesse per i prodotti naturali. Le corrette conoscenze fitoalimurgiche, se proficuamente indirizzate alla conoscenza della flora e della vegetazione, renderebbero possibile l’individuazione e la conservazione dell’enorme potenziale genetico (germoplasma) delle specie spontanee. In molti casi, invece, le presunte conoscenze botaniche fanno della fitoalimurgia una certezza volta all’utilizzo alimentare di piante ritenute alimentari, che invece purtroppo talvolta provocano casi di intossicazione, anche mortale.
Solitamente è la primavera la stagione in cui più frequentemente le persone si dedicano alla raccolta delle piante spontanee per scopi alimentari, anche per la radicata convinzione che consumando tali vegetali potrebbero “depurarsi” oppure “depurare il sangue”. Ricordiamo che la “depurazione” non esiste come attività biologica e/o farmacologica, non ha nessun riscontro in letteratura, è solo un modo di dire e di pensare certamente errato e fuorviante.
Quello che vogliono dire è molto semplice. Non tutti hanno le conoscenze per andare per campi a raccogliere le erbe spontanee. Bisogna limitarsi a ciò che si conosce davvero benissimo, altrimenti si rischia di far danni, perché ben che vada ci si può intossicare.
E non basta basarsi sulle foto: le foto non danno l'idea delle dimensioni, della consistenza, dell'esatta rugosità o pubescenza degli organi vegetali. Bisogna conoscere dal vero e davvero.

Per esempio:
queste foglie

e queste altre

vi possono sembrare molto simili. Non lo sono, ma se ci basa sulle foto...
Di entrambe queste piante si raccolgono i getti. Di una non san da nulla, sono eduli ma insipidi. Dell'altra è sconsiglabile mangiarli, anche se alcuni o fanno, ma si tratta "di una pianta che ha proprietà emetiche (provoca il vomito) ed irritante le mucose intestinali,[...] e un uso alimentare non è esente da rischi che possono essere molto gravi." (dal libretto di cui sopra)

E questi getti?


sinceramente, li distinguete dalle foto?
Io sì (una foto è pure mia) , ma solo perché conosco dei piccoli particolari che me lo permettono (soprattutto tra la seconda e la terza, similissime). Sono tre piante diverse. Eppure cercandole nel web, le ho trovate spesso confuse e scambiate l'una con l'altra in vari blog e siti di cucina. Ma mentre la prima è buona, anzi fa bene, le altre due son tossiche. Le mangiano. Per fortuna non sono mortali ai dosaggi culinari e un po' le tossine sono termosensibili. MA (scritto maiuscolo apposta) i dosaggi dei componenti vegetali non sono costanti nelle piante, dipendono da un sacco di fattori (per questo anche con la fitofarmacopea bisogna andare cauti anzi cautissimi, anzi - se si è autodidatti - meglio lasciar perdere). Una volta, due volte, tre, può andar bene, ma non è detto che succeda sempre.
Per la cronaca i primi sono i getti dell'Humulus lupulus (luppolo - bruscandoli, brunscansi, luvertin, luvertis...), i secondi della Dioscorea communis (Tamus communis) (tamaro) che contiene saponie irritanti e i terzi della Clematis vitalba (vitalba, vitalbini) che per fortuna nei getti contiene pochi alcaloidi, però alcune persone sono sensibili più di altre o sono più minute (più piccole, più giovani) e quindi bastano dosi minori...

I getti sono sempre molto simili, per questo solo chi conosce bene gli altri elementi è in grado di distinguere le piante.
Dai fiori, per esempio

fiori maschili e femminili del luppolo

fiori della vitalba

fiori maschili e femminili del tamaro

oppure dai frutti

luppolo

vitalba

tamaro (velenosissimi)

Peccato che quando si raccolgano i getti, non ci siano (potrebbe esservi qualche residuo disseccato nella vitalba).

Insomma, alla fine della storia, andateci piano con le erbe, anche se io (e altri) le uso e metto anche le ricette. Altrimenti, anche se mille volte vi può andare bene, rischiate di fare la fine della Peppina, quella del caffè...




nota: le foto di questo post provegono da vari siti web
www.fungoceva.it
www.universocucina.com
lafelicestagione.blogspot.com
www.sopravvivenza.net

se fosse necessario sostituirle, fatemelo sapere che sono disponibilissima


mercoledì 13 aprile 2011

Voglia di primavera: tortino di patate, asparagi, zucchine e fave, con fonduta di toma di capra stagionata

"L’inverno è ormai passato,/ l’epoca delle piogge se n’è andata./ I fiori sono apparsi sulla terra/ Ed in questo momento è primavera./ E’ tempo di cantare./ La voce della tortora è nell’aria,/ e il fico ha messo i primaticci teneri:/ le viti in fiore mandano profumi." da Il Cantico dei Cantici



Ingredienti
per tortini monoporzione

350 g di patate
150 g di asparagi
150 g di piccole zucchine novelle
80 g di fave sbollentate e pelate
1 cucchiaio colmo di nocciole tritate grossolanamente
20 g Parmigiano Reggiano grattugiato
60 g di toma di capra stagionata grattugiata grossolanamente
2 cucchiai di panna liquida fresca
1 pizzico di timo
1 pizzico di maggiorana tritata
latte
olio e.v.o.
sale e pepe q.b.
burro e un po' di pane grattugiato per gli stampini



Procedimento

Lessare le patate.

Mettere a bagno, coperto a filo, nel latte la toma di capra grattugiata.

Nel frattempo, spuntare e ridurre le zucchine a rondelle. Ridurre a rondelle anche gli asparagi.
In un velo di olio, saltare le rondelle di zucchina e di asparago e, dopo qualche minuto, unite le fave. Salare e pepare.
Togliere dal fuoco le verdure al dente.

Imburrate e spolverare di pane grattugiato quattro stampini monoporzione
Pelare le patate e schiacciarle con la forchetta ancora calde.
Unirvi le erbe tritate , le nocciole, il parmigiano, uno o due cucchiai di latte (dipende da quanto sono farinose le patate) e il sale. Lavorare il composto impastandolo in modo grossolano.
Coprire con questo impasto per uno spessore di circa 1 cm il fondo e i bordi degli stampini.

Distribuire le verdure spadellate all'interno del guscio di patate e coprirle con il composto di patate rimanente, livellandolo per chiudere bene.

Infornarla a 200°C per 20' circa o finché saranno dorati sulla superficie.

Scaldare il formaggio di capra con il latte, finché si è sciolto; aggiungervi la panna fresca e mescolare bene. Appena inizia a sobbollire, spegnere il fuoco.

Sfornare gli stampini e lasciarla riposare per alcuni minuti, prima sformarli.
Disporli nei piatti, coprirli con un po' di fonduta (volendo, decorarli con qualche fava trattenuta dal ripieno) e servire.

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sabato 2 aprile 2011

Baci di dama

"aut quam sidera multa, cum tacet nox,/ furtiuos hominum vident amores:/ tam te basia multa basiare/vesano satis et super Catullo est,/quae nec pernumerare curiosi/possint nec mala fascinare lingua" Gaio Valerio Catullo



Ingredienti

per circa 20 baci
70 g di farina debole
30 g di mandorle tritate finissime o di farina di mandorle
30 g di nocciole tritate finissime o di farina di nocciole
50 g di zucchero
50 g di burro
cioccolato fondente q.b.





Procedimento

Mescolare la farina con lo sfarinato di frutta secca e con lo zucchero, aggiungervi il burro a pezzettini e lavorare come per una frolla. Formare delle palline grandi come nocciole, disporle su una teglia da forno e metterle a riposare nel frigorifero per una mezz'oretta.
Portare a 18° il forno e cuocervi i mezzi baci per circa 30' o fino a che cominceranno appena a scurirsi.
Sfornare e lasciare raffreddare.



Fondere il cioccolato fondente a bagnomaria (o in microonde) e con un cornetto di carta, ma anche semplicemente con un cucchiaino, appoggiarne un po' - circa mezzo cucchiaino da caffè - sulla faccia più appiattita (quella che poggiava sulla teglia) di mezzo bacio. Coprire con un altra metà e lasciare solidificare.



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sabato 26 marzo 2011

Tredici anni sono nulla e sono tutto

"Ed io pensavo : Di tante parvenze/ che s’ammirano al mondo, io ben so a quali/ posso la mia bambina assomigliare./ Certo alla schiuma, alla marina schiuma/ che sull’onde biancheggia, a quella scia/ ch’esce azzurra dai tetti e il vento sperde;/ anche alle nubi, insensibili nubi/ che si fanno e disfanno in chiaro cielo;/ e ad altre cose leggere e vaganti." U. Saba - Ritratto della mia bambina


foto dal web

Non è stato oggi, ma due mesi fa, ma vi ho detto che sono in ritardo con post e ricette (io che nella vita, negli appuntamenti, tendo ad essere in anticipo!)

In ogni caso era un fagottino di neppure tre chili ed ora è alta come me. Viene ancora in braccio ogni tanto a coccolarsi, anche se non sta più in un grumetto...
Sono un po' presa tra la nostalgia e l'orgoglio di una donna in fieri, intelligente, brillante, seria, buona e, perché no, graziosa.

Non ha chiesto grandi regali (libri o qualcosa da vestire) nè feste. Solo un po' di dolci da portare a scuola la mattina e qualcosa di salato per i karateka la sera. Non è così difficile accontentarla...

Per i compagni abbiamo replicato i brownies e fatto i baci di dama, con una nuova vecchia ricetta.


La ricetta dei brownies è quella dell'altra volta, ho solo avuto cura di spezzettare le noci a mano e così son rimaste più grossolane, ma sicuramente più piacevoli.
Per i baci invece ho recuperato la ricetta a casa di mia mamma, quella che facevo anni annorum fa e che dà risultati pressoché perfetti, senza spiccicarsi o crescere troppo come mi è capitto con quella provata l'anno scorso: indubbiamente buona, ma esteticamente non molto.
Vi metterò presto la ricetta.

Per il salato siamo andati di biscotti ai pomodori secchi e olive,

di cui metterò anche qui prossimamente la ricetta, anche se è ancora da perfezionare; poi ci sono stati i cornetti di finta sfoglia con semini di sesamo e classicissime pizzette



La ricetta dell'impasto dei primi la trovate in giro per iùl web, ma quella che ho usato io è quella di Adriano, mentre le pizzette son quelle delle Simili.

Per ora accontentatevi così, poi le ricette che ho promesso (e manterrò, non temete).

sabato 19 marzo 2011

Cocotte di pere e fichi caramellati in crosta

"Il miele è l'epopea dell'amore,/ la materialità dell'infinito./ Anima e sangue dolente di fiori/ condensati attraverso un altro spirito." F. Garcia Lorca - Il canto del miele


Ingredienti
per 6 persone

6 pere sode e mature 6 fichi caramellati
6 cucchiai di sciroppo dei fichi stessi
150 g farina autolievitante (oppure 150 g di farina 00 e 1 cucchiaino di lievito) 75 g zucchero
75 g burro morbido
2 cucchiai di latte



Procedimento

Sbucciare tagliare a pezzi le pere e distribuirle una per cocotte. Tagliare a pezzi fichi e aggiungerli alle pere.
Aggiungere alla frutta fresca e caramellata un cucchiaio di sciroppo dei fichi e mescolare bene per distribuirlo.

Preparare con la farina, lo zucchero, il burro e il latte un impasto un po' grossolano, che andrà diviso in sei parti e distribuito a pezzi, come un coperchio copra le cocotte.

Infornare in forno già caldo a 200° statico (ma si può usare anche il forno, ventilato portando la temperatura a 180°) per una ventina di minuti o fino a che il coperchio di pasta non risulti cotto e dorato al giusto punto.

Servire tiepide, volendo con un po' di panna acida o di panna e yogurt denso mescolati in parti uguali (io l'ho fatto e la cosa è stata apprezzata).




La versione stampabile della ricetta, oppure il pdf